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Libero

Agro-pirateria Una bottiglia su due è contraffatta … Se per un prodotto made in Italy ce ne sono 3 “falsi” nel mondo, per il vino, prima voce dell’export agroalimentare, il rapporto è stimabile
in 1 a 1. Parola di Giuseppe Liberatore, vice presidente di Federdoc e presidente dell’Aicig, associazione dei Consorzi di tutela delle Dop e Igp italiane: “Non è un fenomeno marginale ed è difficile quantificare il danno economico. In certe situazioni, scoperto l’illecito, si può agire. In altre c’è poco da fare perché se uno in California registra il marchio privato “X Chianti” (il vino più imitato, ndr), non ci sono accordi Ue-Usa a impedirlo”. È in fase di negoziati internazionali che si gioca la partita, dove la nostra ricchezza di prodotti certificati diventa, paradossalmente, debolezza. “Servono risorse economiche per monitorare i mercati e una politica più efficace in difesa dei nostri prodotti. Ma quando ci confrontiamo con altri Paesi, specie extra Ue, questi ci chiedono tutela al massimo per qualche decina di loro prodotti e noi ne proponiamo migliaia. Serve coraggio per individuare i prodotti realmente colpiti da contraffazione, e che fanno mercato, ed hanno bisogno di tutela. Selezionandone 50-60 da proteggere nel mondo potremmo essere più efficaci in un Doha Round o negli accordi tra Ue e Paesi Terzi - chiosa Liberatore - altrimenti non proteggiamo nessuno”.

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