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Libero

“Il vuoto di valori si colma nei campi” ... Muccioli: “A San Patrignano abbiamo restituito all’agricoltura il suo immenso valore sociale”... Un laboratorio a cielo aperto... Torno con passo più greve su quella collina di Coriano dove un quarto di secolo fa incontrai Vincenzo Muccioli. Il “buco” all’ora non era nell’ozono, ma nelle vene, nel cuore, nella testa di troppi giovani. Erano gli
stessi giorni in cui Vincenzo finiva sotto processo insieme ad altri dodici con una serie di accuse iperboliche: sequestro di persona, abuso della professione medica. Eppure Martinazzoli ministro della giustizia, democristiano di fede e di prassi, non si fece intimorire. Venne. Anche allora giudici e politica non sempre andavano d’accordo. E oggi, come in una Spoon River all’incontrario, vivono, vivono su quella collina 1500 ragazzi strappati al nulla: lavorare per essere. Ma lavorare per produrre eccellenze: perché ogni uomo dentro di se è uno scrigno di valori. Provate dunque a pensare quanto è distante il bailamme mediatico dell’enogastronomia da un posto così dove la terra è riscatto, anima, pensiero, speranza e vita. Ci torno con cuore lieve a San Patrignano, Sanpa per gli amici che ora sono tantissimi, ma allora tirava brutta aria non il “garbino” gentile di queste ore, perché c’è Squisito, una sorta di fiera delle possibilità enogastronomiche. È tutto buonissimo qui, è tutto pare uguale ai soliti appuntamenti del circus del food & wine. Venirci è una goduria che in questo fine settimana si prolunga fino al due maggio. Ma c’è qualcosa in più e di molto diverso: ci sono i ragazzi di Sanpa. Ne parlo con Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo, che dopo aver girato il mondo decise: la mia vita è qui. Di questa fazenda - con una sala immensa dove si mangia ciò che i ragazzi-chef di Sanpa hanno preparato, tutti insieme senza colonne perchè ognuno è capotavola e
dove il rito del cibo ha un che di cenobitico, con i laboratori artigiani, le stalle, il caseificio, il salumificio, la cantina, le case dei ragazzi - i Muccioli nulla hanno tenuto per loro. Il testamento di Vincenzo ha originato questa non comune Comune. È il solo posto al mondo dove si entra e si esce senza controlli. La droga, ma oggi anche le altre “dipendenze”: dall’alcol ai videogiochi, restano
fuori perché ogni ragazzo si rende responsabile dell’altro. È un tornare alla vita che parte dalla terra, dal lavoro e arriva dritto al cervello per la via del cuore.

Bello no Andrea?

“Bellissimo. Ma è stata durissima”.

In che senso?

“Quando abbiamo cominciato a produrre il nostro vino mi toccò d’inventare un’altra etichetta perché nessuno voleva il vino dei drogati e dei malati di Aids. Era il ’94 non un secolo fa”.

Ma oggi fate Squisito e siete considerati produttori d’eccellenza...

“Sì oggi è così. Ci siamo riusciti tirando fuori da ognuno di noi la nostra eccellenza e trasferendola in ciò che facciamo”.

Il lavoro della terra è terapeutico?

“Non mi piace né terapeutico, né comunità. Siamo una famiglia che lavora. È la vita che cura la vita. I ragazzi che si fanno, o anche quelli che oggi sballano con altre cose e l’età media purtroppo
si è drammaticamente abbassata: siamo agli adolescenti - hanno una vita chimica, senza amicizia, totalmente vuota. Sai che gli frega della natura, di un pomodoro, del cibo? Ecco se li fai diventare
agricoltori gli dai uno scopo, un orizzonte. Vedessi con quale orgoglio dicono: questo l’ho fatto io. E oggi i prodotti di Sanpa sono ovunque e ovunque considerati il massimo”.

Dunque Sanpa è un esempio di orgoglio agricolo?

“Sì ma è anche qualcosa di più: il nostro percorso è quello di restituire al lavoro dell’agricoltore il suo immenso valore sociale e culturale. Sanpa è un polo agricolo a filiera totale, è un luogo di ricerca. Noi siamo stati i primi a rifare il pane con il lievito madre: abbiamo aperto un ristorante, un “concept store” dove vendiamo prodotti e comunichiamo le idee di Sanpa. E poi abbiamo cominciato un percorso educativo: facciamo conferenze nelle scuole e ogni anno contattiamo oltre 600 mila ragazzi. Per obbedire a quello che secondo me è il credo di oggi: meno mercato e più educazione. Un mercato virtuoso ma non virtuale”.

E come la mettiamo con la dipendenza da alcol?

“Il vino con lo sballo non c’entra nulla. Almeno non il vino vero. Il fatto è che il mondo del vino non pensa a questa tragedia, ma non se ne può chiamare fuori. Il vino è cultura e bisogna fare cultura del vino, il vino è terra e bisogna fare comunicazione dei valori della terra, il vino è educazione e bisogna fare educazione. Bisogna andare nelle scuole a educare al cibo, al rispetto di se stessi. Con i nostri spettacoli-conferenza noi proviamo a farlo, ma a questo punto serve una consapevolezza e un’azione complessiva del settore vino. Che deve piantarsela di pensare solo
all’importatore in America. Deve reagire. Beviamo meno, ma beviamo meglio. Smettiamola con i cibi precotti da micronde, torniamo al sapore del vivere. In fondo questo è Squisito”.

Squisito: una bella impresa...

“Per noi è il massimo e ne siamo orgogliosi. Dei 1500 ragazzi di Sanpa un terzo lavora alla filiera enogastronomica. Però tutti sono impegnati in questo casino creativo. Scattano delle molle incredibili. Facciamo tutto da soli per avere poi l’immensa soddisfazione di ospitare tanta gente a casa nostra e farle assaporare la bontà del lavoro che abbiamo fatto. È un riconoscimento di dignità”.

E questo successo a chi è dedicato?

“Ai 22mila ragazzi che sono passati da San Patrignano e ora vivono nel mondo: quello vero”.

Nella grande sala si sentono profumi di buono, di casa. Ma per trenta secondi è silenzio totale. Ognuno pensa, forse prega. Colma quell’assenza di rumore di una pienezza che è gioia alla prima
fetta di pane. Squisito!

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