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Libero

In Maremma si rinnova il miracolo Antinori ... Lodovico, col fratello Piero e il conte Gaddo della Gherardesca, rilanciano il mito dei vini della prima Maremma... Le “Rime nove”. Eh già. S’addicono. E chissà che non riesca a evitare quell’incipit ridotto - purtroppo - quasi a luogo comune. Di che ragiono? Dei cipressetti. Ma c’è altro e oltre in quella stupenda lirica. Ad esempio: “Vedi come pacato e azzurro è il mare,!” e ancora ...” e intorno intorno, tutto è silenzio ne l’ardente pian, ti canteremo noi cipressi i cori, che vanno eterni fra la terra e il cielo”. È la mia Maremma che è tanto differente dallo stereotipo che le hanno appiccicato addosso per albagia turistica. Lo chiamano marketing territoriale, a me pare pare semplice superficialità. Il dire senza sapere, il narrare senza partecipare. Non accadde al Carducci che intonava nostalgie alla sua Bolgheri. Egli apparteneva a quel mondo. Anch’io - si parva licet - gli appartengo. Così percorro la strada che porta a Bibbona col cuore emozionato. Non sarà il filare dei cipressi, ma quell’olmeta che eternamente ombreggia il rio e mi conduce qui in terra di mezzadri, mi par financo più bella perché più vera. C’è un’altra Bolgheri e ci sono nel vino finalmente delle “rime nove”. Le compone in forma di poesia in bottiglia l’uomo, il marchese Lodovico Antinori, che dopo gli Incisa della Rocchetta con il Sassicaia, ha fatto con l’Ornellaia e poi con il Masseto immenso il terroir di Bolgheri. Che era fino agli anni settanta terra da Rosatello perché qui dove la luce abbaglia, il caldo soffoca e la Maremma incombe il Sangiovese non matura neanche a piangere. Si cuoce. Grandi vini non ne erano venuti prima che Mario Incisa piantasse per distrazione (nel senso etimologico) Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon sui sassi della Sassicaia. Poi venne Giacomo Tachis e fu trionfo. Poi però venne un altro fiorentino: Ludovico Antinori. E fu un Merlot immenso: il Masseto. È l’unico al mondo che ha piegato la baldanza di Chateau Peterus! Ed è tutto. Oggi l’Ornellaia è dei Frescobaldi e il suo mito dura. Ludovico Antinori rivuole quel miracolo. E lo fa in partnership col fratello Piero Antinori e con il “patrocinio” del signore di queste terre: Gaddo della Gherardesca. Questa è vera leggenda. Si risale lungo i secoli fino ai longobardi e si capisce che questa Maremma è dantesca: aspra e forte. Ma questa autenticità sta qui dove ancora Bolgheri non si infinge, dove un prosciutto di cinghiale è cosa buona e giusta e dove i profumi sono mescolati allo strame dei cavalli. C’è una cesura nvisibile eppure concretissima tra l’allure di una certa Bolgheri e della sua succursale Castagneto Carducci e l’autenticità di Bibbona dove hanno inventato una Doc inutile, Terratico si chiama, dacché i terreni sono gli stessi di Bolgheri e il microclima eguale. Sapete quanto ci corre? Tre chilometri! Ebbene Ludovico Antinori lancia con Tenuta di Biserno (semplicemente bellissima perché vera) una nuova sfida. Rifare un vino immenso fuori dal perimetro glamour, ma nella terra che sa farlo. Ha profilo aristocratico e modo maremmano quest’uomo che molto conosce del mondo e del mondo del vino. Si è affidato alle cure di un enologo perfetto Michel Roland, che è il sarto di questi vini, perché il disegno è del marchese, e al proprio alter ego: Ranieri Orsini. Il resto è un progetto lungimirante e concretissimo: tre fattorie eguali e distinte per produrre vini di assoluta personalità che vadano nel mondo a portare il sangue della Maremma e far degustare cosa sono la tecnica - prima viticola e poi vinicola - e lo stile italiani. Dal capolavoro, al capolavoro quotidiano: dalle 15 mila bottiglie del “Ludovico” alle quasi 100 mila del “Pino”. Settanta ettari di vigna studiati dal ’98, piantati dal 2001. Esordio con l’Inzoglio del cinghiale che stupì per personalità, ora il vertice: Ludovico, prima vendemmia nel 2007, ed è già mito. È un incontro raffinatissimo di Petit Verdot (ecco l’intuizione) e Cabernet Franc che vengono dalla vigna più fresca: Bellaria. Un’idea rivoluzionaria di vino che degustata ammalia e convince. E a me che qui son nato quella bottiglia sussurra: “Perché non ristai?”. Ah di che cuor mi fermerei... Poi penso a Ludovico Antinori, alla sua casa d’aristocratico percepita e di ruralità vestita (è anche un relais di altissimo livello), penso a questi vini e a tutto quanto c’è intorno e mi convinco: sì questa è l’altra Bolgheri. Più vera, capace di fare invidia al mondo. E destinata ad andare per il mondo. Ecco perché non ristai. Ci voleva Ludovico Antinori - gesto elegante, fine intelletto e coraggio guerriero: la vera nobiltà - per cantarla col vino che incanta. E forse è qui che il Carducci gli ha sussurrato un verso. Universale!


I Vini

Insoglio del Cinghiale È il primo vino uscito da Tenuta di Biserno. Cabernet,
Merlot, ma soprattutto una nota piccante, intrigante, calda e vellutata che viene dal Syrah. Un vino di ampia struttura, perfetto con carni in griglia. €45

Il Pino di Biserno È il vino base di Ludovico e Piero Antinori. Una ricetta bordolese con apporti di Sirah e Petit Verdot. Spontaneo di frutto rosso con venature speziate. Al palato è consistente eppure morbido. Da tutto pasto. €40

Biserno Bibbona L’espressione più autentica di questo terroir con i due Cabernet che dialogano con un finissimo Merlot e una punta di Petit Verdot. All’olfatto regala prugna, al palato carezze e nerbo. Da cacciagione ma anche pappardella al cinghiale. € 100

Lodovico Biserno Esclusivissimo matrimonio tra l’erbaceo del Cabernet Franc e il piccante balsamico del Petit Verdot. Una perla rara. Al naso sa di macchia, al palato è intensissimo e
mutevole. Da grandissima cucina. € 200.


Ornellaia amato dai campioni ... Se il Massetto è il Merlot più famoso d’Italia Ornellaia
è il rosso più amato dai coach del calcio che conta: Ancelotti e Alex Ferguson ne fanno un portafortuna. Ma Ornellaia - di proprietà dei Marchesi de’ Frescobaldi - è il vino più battuto nelle aste. Basti dire che a Berlino ha raggiunto i 130 mila euro per finanziare gli atelier artistici della città. Del resto Ornellaia è una cantina-galleria che ospita le opere dei maggiori artisti contemporanei.


Messorio, un leader ... Cinzia Merli - cantina Le Macchiole - continua a ricevere riconoscimenti
mondiali per i suoi vini. In particolare il Messorio, Merlot di Bolgheri, si è istallato in testa alle classifiche tra i merlot più famosi del mondo. Ma anche il Paleo, il vino che Eugenio Campolmi progettò piantando Cabernet Franc per farlo in purezza, continua ad essere uno dei must della nostra enologia di altissima qualità ed è uno dei tre grandi del terroir bolgherese.


Quarant’anni di Sassicaia ... C’è ancora tempo, ma i posti sono pochissimi e l’evento è unico. Bibenda ha organizzato per il 7 dicembre prossimo all’Hotel Cavalieri Hilton (inizio ore 16 e 30) a Roma una degustazione imperdibile e forse irripetibile: quaranta annate di Sassicaia, dalla bottiglia del debutto, vendemmia ’68 all’annata 2008. Sarà la più grande asta di beneficenza mai organizzata nel mondo del vino a favore di un progetto Unicef. Per saperne di più tel: 06 8550941.

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