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Libero

Intervista a Mattia Vezzola ... “Vendemmia in Franciacorta Una corsa contro il caldo” ... “Studi per quaranta anni e da un giorno all’altro cambia tutto. Aveva ragione mio papà che a tagliare i grappoli era un disastro, ma come contadino aveva pochi eguali: i professori vanno presi come il collirio, due gocce solo quando ti bruciano gli occhi”. Uno guarda Mattia Vezzola - necessariamente dal basso verso l’alto visto che questo D’Artagnan delle vigne s’inerpica oltre il metro e novanta –e pensa: è un colpo di calore. “Sì è un colpo di calore, ma non alla mia testa, ma alle mode, alle false certezze, al bla bla sul vino e la viticoltura. Questa vendemmia è stata difficile, particolare, ma segna una svolta. E come tutte le “crisi” è di estrema importanza”. Mattia - che guida Bellavista da sempre in un sodalizio prima di tutto di affetto e di umanità e poi di lavoro con Vittorio Moretti che peraltro non conosce altro modo di collaborare se non quello di esaltare il talento di chi sta con lui - ha appena dato lo stop alla vendemmia di Bellavista, una delle griffes di Franciacorta, quella che conta di più e fa più immagine nel mondo, e si prepara a un primo bilancio.

Che c’è di nuovo sotto il sole?

“Di nuovo c’è che quanto avevamo pensato fino ad ora e cioè che l’inerbimento, che il diradamento fogliare, che l’irrigazione di soccorso fossero le buone pratiche viticole è stato di colpo cancellato. Questa vendemmia dimostra che devi curare le piante facendole acclimatare. Le vigne che abbiamo curato da venti anni non hanno fatto una piega, quelle più giovani hanno sofferto. Significa che dobbiamo lasciare la pianta più integra possibile, che dobbiamo far sviluppare gli apparati radicali e che ci dobbiamo ricordare che se le foglie sono state create un motivo ci dovrà pur essere”.

Eppure altri enologi dicono che bisognava irrigare, almeno un po’

“Non voglio dare lezioni a nessuno. Dico solo che fatte le analisi si dimostra come la pianta è andata in una sorta di stallo per difendersi dal sole. Si è ibernata per non soffrire il caldo. E questo ha consentito di mantenere alta l’acidità e di non far sviluppare troppo gli zuccheri. Di converso se l’avessimo irrigata avrebbe ripreso a vegetare penso con esiti disastrosi”.

Ma è stata una vendemmia eccezionale?

“Per le condizioni sicuramente sì. Qui in Bellavista abbiamo reclutato 400 vendemmiatori per fare tutto in due settimane. Fino a due giorni fa l’uva era ottima. Così ci siamo difesi. Certo la produzione è più scarsa di almeno il 20 per cento: abbiamo raccolto 14 mila quintali a fronte di una media di quasi 20 mila. Ma la qualità c’è: grazie al fatto che abbiamo educato le vigne”. Come il Piccolo Principe con la Volpina? “Mi piace questo paragone. Sì c’è bisogno di un ritorno alla viticoltura antica: quando le piante venivano addomesticate e curate al tempo stesso. Anche perché sono convinto che queste vendemmie torride si ripeteranno. E ci chiedono la capacità di interpretare bene la fase agricola: dobbiamo rispettare di più la vite e andare molto meno dietro alle mode e ai proclami tecnici. Con Saint Exuperie potrei dire che serve fantasia, sogno, passione. E fatica”.

A proposito di fatica: è stata una vendemmia a tavoletta?

“Assolutamente sì: abbiamo fatto una corsa contro il caldo. Anche perché in vigna c’erano 41 gradi di temperatura. I vendemmiatori riuscivano a lavorare dalle 6 a mezzogiorno e poi solo dalle 18 al tramonto”. Meglio il Pinot nero o lo Chardonnay? “Comportamenti diversi. Il Pinot Nero è stato precoce con acini piccoli, lo Chardonnay e bello pieno. Mala risposta vera l’avremo dopo le fermentazioni. Ora è fondamentale pressare le uve in modo soft e senza attriti per evitare cessioni dai vinaccioli”.

E poi molto lavoro in cantina...

“Più che altro molta attenzione - quando sarà il momento - al taglio delle cuveé. Però devo dire che qui a Bellavista siamo molti fiduciosi sulla qualità. E da quel che ho visto tutta la Franciacorta ha portato in cantina buone uve. Certo abbiamo lavorato sul filo del rasoio, anzi meglio del termometro. Ma a vedere ben questo è il fascino della vigna: comandala natura e tu puoi solo adeguarti. Questa è la lezione a caldo”.

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