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Panorama / Economy

Brindo italiano ... Serve una scelta di campo agricoltura... “Dobbiamo sapere che cosa mangiamo” dice il ministro Luca Zaia. Che per il 2010 prevede nuove battaglie contro le contraffazioni alimentari. Anche a Bruxelles... Un cambiamento il 2010 lo porterà di sicuro per l’agroalimentare italiano: il brindisi di Capodanno in tv si farà con le bollicine italiane anziché con lo champagne. I produttori francesi non saranno contenti, ma i nostri hanno aderito in massa all’iniziativa “Brinda italiano”, lanciata dal ministro dell’Agricoltura Luca Zaia. “Si pone fine al valzer di bottiglioni di champagne che si vedono abitualmente nelle trasmissioni televisive” spiega il ministro che si è fatto fotografare per “Economy” con una jeroboam (3 litri) made in Italy. “Si premia finalmente la qualità dell’agricoltura italiana, che tra l’altro rappresenta il vigneto più grande al mondo, con 46 milioni di ettolitri di produzione. Siamo riusciti a mettere insieme tutti i consorzi”.

Anche sulle bollicine la crisi del 2008-2009 ha picchiato duro?

Fino a un certo punto. Il settore ha sofferto del calo dei consumi. Però le bollicine italiane guadagnano quote di mercato a scapito dello champagne, che ha sentito la crisi in misura molto maggiore.

Perché in tempi di crisi i consumatori sono meno disposti a spendere e i nostri prodotti costano meno?

No, merito semplicemente del fatto che la qualità paga. E i nostri prodotti sono più gradevoli dello champagne.

Per il resto dell’agricoltura italiana com’è andato il 2009?

È stato un anno estremamente difficile. Ma per problemi che non hanno nulla a che fare con le politiche nazionali.

Ossia?

Gli agricoltori si sono trovati costretti a vendere i loro prodotti a prezzi di gran lunga inferiori ai costi di produzione. Le susine sono scese del 60%, il grano duro è passato da 500 a 140 euro la tonnellata, il latte si produce con un costo di 35-40 centesimi al litro e si vende a 30. Insomma un disastro.

La colpa è del calo dei prezzi delle materie prime?

Sì, del calo dei prezzi delle materie prime e del calo dei consumi. È un problema che riguarda tutta l’Europa. Le nostre riunioni nel Consiglio dei ministri europeo, ormai, si fanno solo per parlare di questo.

Come se ne esce?

Anzitutto attivando misure a sostegno delle imprese, come abbiamo fatto con la Finanziaria, ma alla fine bisogna anche che ripartano i consumi, perché se si brucia 100 e si incassa 50 arriva il momento in cui non si riesce più ad andare avanti.

Quali misure sono state approvate per l’agricoltura in Finanziaria?

Fondi per l’accesso al credito, finanziamenti per le assicurazioni in agricoltura, proroghe per i benefici fiscali, detrazioni. C’è un po di tutto. Rispetto agli anni scorsi l’ultima Finanziaria è molto più attenta ai problemi del mondo agricolo.

Che previsioni si fanno per il prossimo anno?

Anzitutto va detto che si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel. Ci sono segnali che indicano una ripresa dei prezzi agricoli in Europa, e questo è molto positivo. Certo, bisogna anche incrociare le dita, sperando che non ci siano nuovi crac come quello di Lehman Brothers o repliche della crisi a Dubai. Ogni volta che sembra arrivato il momento di rialzare la testa arriva una nuova batosta. Speriamo che stavolta sia finita davvero.

Nel 2009 hanno chiuso molte aziende agricole?

C’è un ricambio fisiologico, che serve anche per ammodernare e ristrutturare il settore. Ma non più che negli anni passati, fortunatamente. Dal prossimo anno, invece, ci aspettiamo che ne nascano molte di nuove, grazie al programma “Terra ai giovani”.

Di che si tratta?

È un programma per l’assegnazione di terre demaniali abbandonate a prezzi agevolati a giovani che vogliono iniziare un’attività agricola. Le prime dovrebbero essere consegnate a primavera. Da noi la terra costa più che nella gran parte degli altri Paesi e dunque offrirla a condizioni di favore fa una notevole differenza. Secondo i nostri calcoli si dovrebbe dare lavoro a 50 mila persone.

Sul fronte delle normative internazionali quali sono i dossier più importanti da tenere d’occhio nel 2010?

Uno soprattutto: la denominazione di origine obbligatoria in etichetta. È questa la vera sfida del prossimo anno, che rappresenta un pezzo importante della guerra alla contraffazione. Su 10 prodotti presentati come made in Italy, uno solo è realmente prodotto in Italia.

È una battaglia che a Bruxelles abbiamo in parte già vinto...

Abbiamo vinto sull’olio d’oliva, per cui l’etichetta con la denominazione di origine è obbligatoria dal 10 luglio scorso. Ora dobbiamo fare passare questo stesso principio anche per gli altri prodotti. A partire dal latte.

Che cosa chiediamo esattamente?

Che sia obbligatorio scrivere il Paese di origine sulle confezioni. Quando si va a comprare un litro di latte si deve sapere se è italiano o lituano. Oggi è così solo per il latte fresco, non per quello a lunga conservazione.

Chi sono i nostri avversari in questa campagna per l’etichettatura?

I Paesi del Nord Europa, che non hanno un’agricoltura identitaria come la nostra. Ma possiamo contare sull’appoggio di Paesi importanti come la Spagna e soprattutto la Francia, con cui l’intesa si è molto rafforzata negli ultimi tempi. Su questo nel 2010 si vedrà un vero e proprio asse italo-francese.

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