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Panorama

Strutture d'autore per botti pregiate: da Mario botta a Renzo Piano, passando per Santiago Calatrava: così gli archietti lasciano un'impronta anche tra i vigneti ... Come nel Quattrocento nobili e cardinali celebravano i fasti delle rispettive casate commissionando a grandi architetti palazzi e ville fuoriporta, i mecenati del “rinascimento” della vitivinicoltura italiana sono i produttori, che dedicano ai vini cantine firmate da icone del design applicato a soluzioni tecnologiche d’avanguardia. Un fenomeno, iniziato una quindicina di anni fa in California, Francia e Spagna, che oggi sta prendendo anche da noi. Né è l’esempio più recente la cantina di Petra, azienda del gruppo che fa capo al costruttore e vignaiolo bresciano Vittorio Moretti, appena inaugurata a Suvereto, in Maremma. Terra di esperimento architettonici anche da parte di Paolo Panerai che, a Gavorrano, ha affidato a Renzo Piano la realizzazione di un’opera che sta scatenando la curiosità di esperti e appassionati. Come un tempio azteco, Petra è quasi poggiata su un fianco della collina dove si trovano i vigneti dell’azienda, sotto i quali, in una galleria, riposeranno i grandi vini rossi della val di Cornia prima di prendere la via del mercato. E’ stata realizzata dall’architetto svizzero Mario Botta, già autore del Museo di arte moderna di Rovereto, ricorrendo a materiali come il legno lamellare e i prefabbricati. “Un esempio di architettura posta al servizio dell’enologia, integrata perfettamente con il paesaggio e le tradizioni di un territorio unico” dice Vittorio Moretti. Il terroir, appunto, è il motivo ispiratore delle moderne cantine di design, costruite per celebrare un vino che trae essenza e caratteristiche da quelle dell’area dove viene prodotto. Lo stesso motivo che ha ispirato la costruzione della cantina della Bodega Ysios nei Paesi Baschi da parte di Santiago Calatrava, oppure di quella di Marqués di Riscal nella Rioja, ancora in Spagna, firmata da Frank Gehry, architetto del museo Guggenheim di Bilbao. Altri esempio sono in Francia, con Ricardo Bofil che a Bordeaux ha costruito l’impianto di Chateau Lafite-Rothschild accanto alla vecchia struttura attiva da un paio di secoli. In California, è impressionante la tecnica basata su pietre a secco sostenute da strutture metalliche utilizzata dagli elvetici Jacques Herzog e Pierre De Meuron per la realizzazione di Dominus, la cantina di Chateau Petrus a Napa Valley, oppure, le linee innovative scelte da Robert Mondavi e Philippine de Rothschild per quella di Opus One. “I vigneti hanno una straordinaria capacità di incidere sul disegno della campagna con i loro reticoli geometrici” dice Botta. Ma il vigneti è solo la palestra dell’agronomo che, creata l’uva di qualità, la cede all’enologo che deve vinificare in cantina, luogo di lavoro ispirato alla razionalità delle tecniche, degli spazi e dei costi aziendali. Ecco perché nelle cantine più attuali gli impianti di vinificazione sono “per gravità” ovvero posti in maniera tale che a un livello più elevato avvenga la pigiatura dell’uva, sotto le vasche di fermentazione, sotto ancora l’invecchiamento e l’imbottigliamento, senza che si debba ricorrere a pompaggi che rischiano di stressare il vino. Un esempio ammirevole di questo sistema è la cantina Loewengang di Alois Lageder a Magrè, in Alto Adige, realizzata dagli architetti Abram e Schneibl.

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