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Panorama

Storie di Vino - Vini forti come i palazzi storici. Per palati raffinati, Solaia e Tignanello, i gioielli di Piero Antinori ... Immagino di indossare lo smoking, di entrare nel televisore e di girare uno spot con una delle magnifiche signore in abito da gran sera che frequentano la pubblicità televisiva. Immagino che lo sfondo del piccolo tavolo da pranzo sia la Chiesa della salute a Venezia (Hotel Europa), il porticciolo di Santa Lucia con il Vesuvio a Napoli (Hotel Excelsior). Al centro del tavolo metto una bottiglia di Solaia.

Non bevevo da tempo questo vino straordinario, che ha meritato lo scorso anno la palma di migliore al mondo del Wine Spectator. Da molto tempo nella mia personalissima classifica di bevitore dilettante non assegnavo cinque stelle a un bicchiere. In genere un gran vino ha sfaccettature complesse che l’amatore s’intriga a scoprire. Qui la perfezione s’avverte al primo sorso: l’innamoramento è immediato e assoluto. Come per i panorami ideali del mio spot. La bottiglia costa un centinaio di euro, ma per una tavola da sogno ...

La mia ammirazione per Piero Antinori è legata tuttavia ad un altro vino: il Tignanello, che compie ora i trent’anni. Tignanello e Solaia non sembrano nemmeno parenti. Giocano a parti invertite: 80 a 20, più o meno, il Sangiovese sul Cabernet Sauvignon per il primo, l’esatto contrario per il secondo. Quando l’Italia del vino era divisa in granducati (il Nebbiolo, il Chianti, il Montepulciano, l’Aglianico, il Nero d’Avola ...). Antinori e Incisa della Rocchetta furono i primi a sparigliare: il primo col Tignanello, il secondo col Sassicaia. Da allora, e soprattutto dopo la tragedia del metanolo nell’86, il vino italiano è diventato un’altra cosa.

Il Tignanello mantiene la struttura forte dei palazzi fiorentini dei Cinquecento, il Solaia è più esotico. Parente più stretto del Solaia è piuttosto il Guado al Tasso, che viene dai vigneti di Bolgheri, là dove un tempo remotissimo si produceva soprattutto un buon rosé. Il Cabernet Sauvignon, qui ridotto al 60%, gli dona il fascino, il Merlot (30) struttura, il Syrah (10) allegria.

Vorrei chiudere con tre bianchi umbri, che sono glorie relativamente recenti dell’azienda. Il Cervaro della Sala è uno dei migliori Chardonnay italiani: uno Chardonnay, in questo caso, col Grechetto all’occhiello. Il Conte della Vipera è un Sauvignon blanc appena più scontroso. Infine, se chiudere un pasto col Muffato della Sala non sentirete mai una protesta. Mai.

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