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Panorama

Si fa presto a dire Chianti… Quello delle cantine Castello di Ama è morbido e pieno. Impedibile. La parola giusta è Ama. “Come si combina la vita di due persone?”. Così si presenta l’azienda di Gaiole in Chianti che nel ’96 irruppe sul mercato enologico con un grandissimo Chianti, il Castello di Ama per l’appunto. Il Chianti è un vino difficile perché è troppo facile. Lo fanno tutti e di ogni qualità. Bere un bicchiere di Chianti, purtroppo, può significare poco. Bisogna vedere quale Chianti. Quello prodotto da Marco Pallanti (campione italiano di canoa) e Lorenza Sebasti (amante di libri e letteratura) si lascia amare davvero. Ho assaggiato il vino di base, annata 2003, del Castello di Ama, e ho trovato un bel Chianti morbido e pieno. Ma la sorpresa è stata il Chianti del vigneto La Casuccia (2001): non vorrei sbilanciarmi ma forse è il migliore che ricordi. Profumo, corpo, sostanza aristocratica. Sono stato a lungo in dubbio se preferirlo al vino ormai più nobile della casa, il Merlot dell’Apparita. La prima bottiglia di quest’ultimo (annata 2001) era svogliata. Una bella donna che ancora non si toglie dal viso i segni del sonno. La seconda ha fatto giustizia. La dama è nella pienezza del suo fascino. Anche qui: si fa presto a dire Merlot. Quale Merlot? Questo toscano, che ha sfrattato vent’anni fa vigneti di Canaiolo e Malvasia è realmente magnifico. Lotta con La Casuccia (e col Chianti Bellavista) per conquistare il primato della casa. E’ una bellissima gara.


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