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Panorama

Con il clima che cambia agricoltura in crisi ... Per l’agricoltura italiana cominciano tempi duri, dai primi studi effettuati sulle nostre regioni emerge un quadro allarmante. Il Centro euromediterraneo peri cambiamenti climatici (Cmcc), in collaborazione con l’Università di Sassari, ha per esempio ultimato un’analisi, che Panorama anticipa, in cui si simula l’effetto dei mutamenti climatici in Sardegna. “Entro il 2080 la superficie coltivabile passerà dall’85 al 38,3 per cento” riassume Riccardo Valentini, coordinatore della sezione impatti-clima del Cmcc. “Quella dedicata ai cereali dall’87,3 al 30,3. Si ridurrà del 38 per cento anche l’area in cui crescono le viti”. Nonostante differenze climatiche e idrogeologiche tra le regioni, il dato dà la misura del disastro potenziale per l’agricoltura. Di fronte a questi rischi, il ministero dell’Ambiente organizza a Roma, il 12 e 13 settembre, una conferenza nazionale sugli impatti climatici.
Gli effetti del riscaldamento globale nell’agricoltura si vedono già: “Si vendemmia sempre prima e la gradazione alcolica tipica del Meridione si sposta verso nord” riferisce Stefano Masini, responsabile ambiente e territorio della Coldiretti.
“Gli ulivi vengono coltivati più a nord, alcune specie, più adatte a climi asciutti, vengono preferite, come nel caso del grano al posto del granturco”. Accade pure che l’Emilia-Romagna divenga la regione che produce più pomodori, con oltre il 50 per cento del totale. Tra le ragioni di queste anomalie: l’aumento delle temperature, che rende più veloci le reazioni biochimiche alla base della maturazione dei frutti, e l’incremento dell’anidride carbonica, che migliora l’efficienza fotosintetica delle piante.
“Le temperature mediamente più alte accelerano lo sviluppo delle piante favorendone una maturazione precoce” spiega Marco Bindi, docente al dipartimento di scienze agronomiche dell’Università di Firenze. “Dai nostri studi risulta ridotto il ciclo di crescita e quindi il livello produttivo. Sugli effetti qualitativi gli impatti variano molto da coltura a coltura”. Sul futuro si possono azzardare ipotesi. Colture estive come mais e girasole risentiranno maggiormente dei cambiamenti climatici rispetto a quelle invernali come il frumento. Gli inverni più miti favoriranno lo sviluppo degli ulivi al Nord, ma le gelate tardive contribuiranno a provocare serie perdite economiche. Stando a uno degli scenari più probabili secondo l’lpcc, il rischio di incendi salirà da 50-60 giorni l’anno a 75-80. “Abbiamo visto che le foreste di 600 anni assorbono più anidride carbonica nell’arco delle 24 ore di quanta ne emettono” dice Valentini.
Il governo illustrerà a Roma il suo impegno a usare i boschi come leva per diminuire la CO2; su 100 miliardi di tonnellate da ridurre, il 16 per cento dovrà venire dallo sviluppo delle foreste. Peccato che migliaia di ettari di boschi siano andati in fumo anche per l’incapacità di contrastare gli incendi appiccati quest’estate e per l’insufficienza dei mezzi.. A Roma verranno avanzate anche proposte per mitigare l’impatto del riscaldamento climatico. “Chiederemo investimenti mirati per migliorare i sistemi di irrigazione che, specie al Nord, causano forti perdite” precisa Sergio Marini, presidente della Coldiretti.
“Vogliamo aumentare gli impianti a goccia e i sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Inoltre i terreni andranno arricchiti di sostanze organiche”. Le piogge divenute più violente, infatti, impoveriscono il terreno e sono poco assorbite. “Chiediamo infine che le aziende agricole, spesso a ridosso dei boschi, abbiano un ruolo attivo contro gli incendi. Per questo basterebbe una convenzione con la Guardia forestale”.

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