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Panorama

Alberto e Diego Cusumano, siciliani di Partinico (Palermo), producono ogni anno 2 milioni e mezzo di bottiglie. Un numero che assai raramente consente di raggiungere, almeno con parte della produzione, una notevole qualità. I Cusumano ci sono riusciti. Le principali guide enologiche del 2012 si dividono nell’assegnare l’eccellenza al Sàgana e al Noà. Costano entrambi meno di 20 euro e il rapporto tra qualità e prezzo è assai buono. Il primo, che preferisco, è un Nero d’Avola in purezza. Il Nero è un vino al quale accostarsi con cura. È come un abisso: puoi lasciarti spaventare dall’oscurità oppure individuare subito i giochi di luce che attenuano la profondità e la rendono affascinante. Quest’ultimo il nostro caso. Il Noà è un uvaggio in porzioni pressoché equivalenti di Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon. È pastoso, signorile e tanto basta. Questa è la serie A della casa. Ma anche quando si scende nella B e nella C i vini sono buoni e i prezzi molto corretti. Partendo dal basso, il Benuara è una intelligente combinazione in cui il Syrah (30 per cento) rende meno profondo e siculo il Nero d’Avola (70 per cento). Il Nero di base è destinato a chi ama per il pasto di tutti i giorni un vino dall’accento rigorosamente siciliano. Tra i bianchi l’Angimbé (due terzi di Insolia, uno di Chardonnay) è un po’ anonimo e sottotono. Come il Cubìa (Insolia in purezza) piacevole, ma piatto.

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