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Panorama

Questione di etichetta ... Quelle colline
innalzano
acuti verdiani ... Parma è una città d’opera, lirica s’intende, ma anche il teatro in cui vanno in scena non meno pregiate opere d’arte enogastronomiche. Se la Bassa è il palcoscenico di eccellenze come culatello e salame felino, sulle colline, quelle alla destra del fiume Taro, crescono le viti da cui si ricavano i vini di Parma. Fino ad alcuni anni fa i mosti di queste zone erano accompagnamenti, spesso soltanto effervescenti, per i saporiti piatti della cucina locale. All’azienda chiamata Monte delle Vigne si deve invece la scommessa, oggi può dirsi vincente, di aver elevato gli autoctoni della zona (Malvasia, Barbera, Lambrusco Maestri) a veri e propri protagonisti enologici. Se nel teatro d’opera anche il coro ha la sua importanza, la voce di Monte delle Vigne ha deciso invece di uscirvi, dal coro s’intende, per dare il la alle proprie etichette. I nomi sono evocativi: Callas (Malvasia ferma), Nabucco (blend di Barbera e Merlot), sino alle bollicine classiche a base di Malvasia o Lambrusco Maestri. Lo spartito è lo stesso per tutti i vini. Esposizioni a misura di vitigno, terreni a prevalenza marnosa, in totale sono 60 ettari, e una vinificazione precisa che, dove serve, non rinnega la barrique.


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