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Panorama

Non c’è partita:
i migliori siamo noi Riccardo Cotarella è il nuovo presidente
degli enologi di tutto il mondo ... Il 3 dicembre, a Bordeaux, è stato eletto all’unanimità presidente della Union intemationale des oenologues, alias Uioe, ovvero la Federazione mondiale degli enologiche raggruppa oltre
20 mila iscritti e 12 mila addetti al vino.
Insomma, Riccardo Cotarella (66 anni, di
Montembiaglio, frazione di Castel Viscardo, provincia di Temi) è il nuovo numero uno di bianchi, rossi, neri e rosé di tutto il pianeta (intesi anche come individui, non
soltanto come uvaggi). Per un italiano è un riconoscimento unico, ottenuto su un
programma che “riconosce pari dignità ai professionisti di ogni latitudine” e “prevede seminari e scambi di esperienze tra tutti i sedici paesi coinvolti”. Presidente, i francesi staranno impazzendo. Considerano l’Uioe “cosa loro”,
persino la sede è storicamente a Parigi.
Ma no, io stesso ho chiesto una modifica
dello statuto per nominare un copresidente.
Non mi dica: un transalpino.
Sì, Serge Dubois.
Ma come? Il tempo di festeggiare il sorpasso e lei si fa già raggiungere?
È stato un atto dovuto di gentilezza. E comunque lei ironizza su una competizione che non esiste da tempo.
Cioè?
Noi, sul vino, siamo di gran lunga il Paese più importante del pianeta, e non solo in termini di professionalità, ma anche di produzione. Inoltre, nelle nazioni del “nuovo mondo”, Giappone compreso, enologi e attrezzature sono al
90 per cento italiani. La leadership non è
mia, è dello Stivale.
E però, almeno finora, si è sempre detto: “I francesi sono superiori”. Loro fanno sistema, noi no. Per il resto, siamo all’avanguardia. Non a caso, il ministro Maurizio Martina ha fatto del vino il cuore pulsante del Padiglione Italia all’Expo: 2 mila metri quadrati su più piani, a partire dal percorso emozionale fino alla biblioteca di settore più grande del mondo.
Sempre lei è il presidente del comitato scientifico per il vino all’Expo. Cosa bolle in pentola; pardon, in botte? Il comitato è in dirittura d’arrivo con
il programma. Insieme al direttore Giovanni Mantovani abbiamo già fissato una serie di eventi.
Suvvia, non faccia l’omertoso... A parte le degustazioni di altissimo livello a prezzi popolari, posso svelarle un appuntamento fondamentale: una festa della vendemmia da celebrare intorno all’Albero della vita, il simbolo dell’Expo. Quanti vini si potranno assaggiare? Circa 1.500.
Non mancherà la scelta. Quanti enologi si potranno incontrare?
Ah, centinaia, forse migliaia, provenienti da tutto il mondo. Tra l’altro, dedicheremo una giornata internazionale alla figura dell’enologo che, ricordiamolo, nella filiera del vino rimane un gradino sotto soltanto al produttore. A volte, anzi, gli è anche accanto. E spesso parla italiano...

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