Ci troviamo nella punta più settentrionale della Sardegna, la Gallura. Subregione storica e geografica dell’isola, è diventata famosa per Porto Cervo, ma contiene ricchezze linguistiche, culturali, antropologiche e naturali di grande importanza. Qui crescono boschi di querce e sughero, e le rocce granitiche sono pregiate come il Marmo di Carrara. I terreni, per lo più poveri e sabbiosi per la disgregazione del granito, accolgono la vite da oltre 3000 anni. La cantina di Surrau prende il nome dalla valle in cui risiede: è stata fondata dai fratelli Demuro nei primi anni 2000 e oggi conta su 70 ettari a vigneto, divisi in 7 appezzamenti. Vermentino (imbottigliato in 4 versioni) e Cannonau (in due etichette) sono chiaramente i vitigni più diffusi, ma ci sono anche il Carignano, il Bovale sardo il Caricagiola (vinificato in rosa e passito) e una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon e Syrah (in uvaggio nei due Igt rossi aziendali). Il Sincaru deve il suo nome alla schiettezza di beva: “sincera”, appunto. Fermentato in acciaio e poi maturato in cemento e botti di legno grande non tostate per qualche mese, ha in effetti un carattere vivace. I 14,5 grandi alcol della versione 2022 liberano profumi di mirto e ginepro, tostatura lieve, liquirizia, cenni di rose appassite e ciliegia sotto spirito. In bocca aderisce gentilmente sapido e fruttato per poi scorrere caldo e balsamico verso una chiusura floreale e agrumata.
(ns)
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