L’Amarone Classico Tommasi, come sottolinea l’enologo “di famiglia” Giancarlo, “è la rappresentazione della Valpolicella Classica, provenendo dalle uve dei vigneti di Pedemonte e Sant’Ambrogio”. Da sempre gioca sulla freschezza: al naso ciliegia sotto spirito, spezie e cioccolato; tannini dolci ed eleganti al sorso persistente e una gradazione alcolica contenuta per la tipologia. La sua “gentilezza”, lontana dai “neri profondi” e dalla muscolarità degli anni dell’exploit del rosso veronese, ha avvicinato i palati all’Amarone facendolo diventare negli anni un riferimento che ha trainato il successo di etichette di altri produttori. Proprio nel 2018, abbandonata la Molinara, nell’uvaggio, insieme a Corvina, Corvinone e Rondinella, per esaltarne la complessità è entrata l’Oseleta. L’annata - calda, ma con buona escursione termica - ha rappresentato una svolta anche quanto a residuo zuccherino, limitato a 2,5 grammi al litro, e una conferma circa la gradazione alcolica moderata per un Amarone (15 gradi). Caratteristiche che lo rendono più immediato, più facilmente abbinabile al cibo e che risultano importanti per un vino relegato, anche per il prezzo elevato, alle grandi occasioni. L’Amarone Classico Tommasi non è la punta di diamante dell’azienda di Pedemonte - quali le Riserva Ca’ Florian e De Buris - ma è un bell’esempio, non comune, di etichetta di livello “tirata” in numeri molto elevati.
(Clementina Palese)
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