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ECCELLENZE

Le Indicazioni Geografiche nel mondo valgono 73,1 miliardi di euro e occupano 640.000 addetti

L’indagine annuale, giunta all’edizione n. 5, di OriGIn, l’associazione che le riunisce. Sentiment cauto per il 2026
IG, INDICAZIONI GEOGRAFICHE, ORIGIN, SURVEY, Non Solo Vino
L’analisi by OriGIn monitora le Indicazioni Geografiche a livello mondiale

Un fatturato di 73,1 miliardi di euro, un valore di 58,9 miliardi di euro di esportazioni e 640.000 posti di lavoro diretti; rappresentano oltre 1 milione di chilometri quadrati di territorio e attirano circa 14 milioni di visitatori all’anno; il sentiment in vista del 2026 è prevalentemente cauto: sono questi i dati che emergono dall’indagine annuale (giunta alla sua edizione n. 5) di OriGIn, l’alleanza globale delle Indicazioni Geografiche, che monitora le performance economiche e le priorità strategiche delle Indicazioni Geografiche a livello mondiale. L’edizione 2026 si basa sulle risposte di 32 gruppi di Indicazioni Geografiche provenienti da 20 Paesi di 5 continenti, che coprono prodotti agricoli, vini, distillati e artigianato, e riflette la diversità delle circa 20.000 Indicazioni Geografiche riconosciute a livello internazionale. Per l’Italia nel panel ci sono il Consorzio Aceto Balsamico di Modena, il Consorzio Prosecco Doc, il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, il Consorzio Prosciutto di Parma, il Consorzio Parmigiano Reggiano, il Consorzio Grana Padano, il Consorzio Mortadella Bologna, il Consorzio Franciacorta.
Oltre alle Indicazioni Geografiche (Ig) più rilevanti a livello mondiale in termini di fatturato ed esportazioni, l’indagine prende in esame anche le piccole Ig, cruciali per la vita socio-economica delle loro comunità. Le performance delle vendite erano divise nel 2025: il 42% dei gruppi GI intervistati ha riportato una crescita, mentre il 39% ha registrato un calo, riflettendo il peso combinato delle tensioni commerciali globali, dei dazi e dell’incertezza geopolitica. I costi di produzione sono aumentati per il 77% degli intervistati, eppure il 78% ha mantenuto livelli stabili della forza lavoro - sottolineando la resilienza strutturale del settore e l’impegno occupazionale a lungo termine. Il sentiment in vista del 2026 è prevalentemente cauto: il 48% dei gruppi prevede condizioni economiche sfavorevoli - una lettura più pessimistica rispetto a un anno fa. Solo il 10% è ottimista, mentre il 42% si aspetta, nella migliore delle ipotesi, un contesto neutrale. I rischi tariffari, l’instabilità geopolitica e l’aumento dei costi di produzione sono le principali cause di preoccupazione. Il sondaggio di quest’anno ha introdotto un focus dedicato ai gruppi, la spina dorsale operativa del sistema GI, la cui governance, finanziamento e dinamiche interne sono rimaste finora in gran parte non documentate. Secondo i risultati, il 77% dei gruppi intervistati riferisce un coinvolgimento alto o molto elevato dei membri nelle decisioni strategiche, riflettendo il modello di governance collettivo e dal basso verso l'alto al centro del sistema Ig.
Il 48% di loro rappresenta il 100% degli stakeholder della catena del valore, confermando una forte legittimità istituzionale. La promozione e la protezione legale dominano la classifica delle attività. “I gruppi GI sono un pilastro del sistema GI, la base della sua resilienza e credibilità a lungo termine - ha commentato Riccardo Deserti, presidente OriGIn - il sondaggio del 2026 conferma che, nonostante un contesto globale difficile, queste associazioni restano impegnate a proteggere i propri nomi, espandere i loro mercati e servire i propri membri, generando così un valore sociale, economico e ambientale a lungo termine per le loro comunità. Dopo aver identificato i modelli e le migliori pratiche dei gruppi di successo a livello mondiale, OriGIn rafforzerà le sue iniziative di capacity building”.

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