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119 milioni di euro investiti in pochi anni tra Chianti Classico (Dievole), Montalcino (Poggio Landi e Podere Brizio) e Bolgheri (Le Colonne e Tenuta Meraviglia): il “regno vinicolo italiano” del petroliere argentino Alejandro Bulgheroni

Di capitali stranieri, il vino italiano, grazie al suo fascino e alle sue performance sui mercati, negli anni, ne ha attratti molti. Ma in questo senso, una case history notevole è quella rappresentata dai 119 milioni di euro investiti dell’imprenditore e petroliere Alejandro Bulgheroni (99 milioni in acquisizioni, 7,5 nel reimpianto di vigneti e 11,5 nel settore agrituristico), che, con la sua Alejandro Bulgheroni Family Vineyards, ha messo in piedi, in pochi anni, un “regno vinicolo” con le radici in tre dei territori più importanti d’Italia e di Toscana, per 330 ettari vitati, tra i 153,3 di Dievole, storica realtà nel Chianti Classico (dove si producono vino e olio dal 1090), gli 11,5 di Podere Brizio (di cui 7 a Brunello) ed i 67,6 di Poggio Landi (di cui 33 a Brunello), a Montalcino, i 58,75 di Tenuta le Colonne ed i 34 di Tenuta Meraviglia a Bolgheri, a cui vanno aggiunte le proprietà in in Francia (con Chateaux Suau, a Bordeaux) e in Sudamerica (con Bodega Garzòn in Uruguay e Bodega Vistalba a Mendoza, in Argentina, www.bulgheroniwine.com).
Un tris d’assi davvero d’eccezione nel panorama vinicolo italiano, frutto della grande passione per la Toscana del vino di Bulgheroni, e concretizzazione di un percorso di investimenti che è iniziato nel novembre 2012, con l’acquisto di Dievole, a Castelnuovo Berardenga, nel cuore del Chianti Classico, a cui a dicembre dello stesso anno è seguito Poggio Landi e, nel 2013, Podere Brizio (con il gruppo che è nelle prime 10 realtà per ettari vitati a Brunello del territorio di Montalcino, 40 nel complesso, ndr), poi proseguito nel 2015 con Tenuta le Colonne e Tenuta Meraviglia a Bolgheri, e chiuso (per ora) con Tenuta Vitanza a Montalcino, nel 2016, “di fondamentale importanza per le dimensioni e per la moderna cantina già operativa”, spiega il gruppo. Che alla produzione di vino, affianca anche quella di olio (a Dievole, con 10.000 piante tra quelle di proprietà e affitto, anche grazie ad un frantoio hi-tech costruito ad hoc, che vuole diventare centro di eccellenza, non solo per la produzione ma anche per la divulgazione della cultura dell’olio). Una realtà articolata e oggi di primo piano nel panorama italiano, che vede il lavoro di tutte le tenute svilupparsi secondo concetti chiave come la valorizzazione delle proprietà acquisite, alti standard qualitativi, produzioni in grado di affrontare i mercati internazionali, attenzione all’impatto ambientale, rispetto della tradizione e valorizzazione del tessuto sociale ed economico delle zone interessate.
Ed ora, di fatto, dopo anni di investimenti, studio e consolidamento, si entra in una sorta di “fase 2”, “una messa a sistema di tutto quello che abbiamo - dice a WineNews il General Manager, Stefano Capurso - anche per prepararci a gestire tutto il nostro potenziale produttivo, che se oggi è sulle 700-800.000 bottiglie, nel giro di 4-5 anni arriverà a 2,5 milioni di bottiglie, che distribuiremo su tutti i canali, dall’horeca alla grande distribuzione di maggior livello, puntando chiaramente su un posizionamento medio alto, adeguato alla qualità e alla filosofia produttiva del gruppo”.
L’intero gruppo, guidato dall’enologo Giovanni Alberio (con la consulenza di Alberto Antonini, winemaker di fama internazionale) e l’agronomo Lorenzo Bernini, utilizza tecniche di agricoltura biologica, presta infatti particolare attenzione a mantenere i vigneti in equilibrio, grazie ad un’ossigenazione costante del terreno per produrre uve di alta qualità. In questo modo le radici delle viti traggono beneficio da un suolo vitale e possono svilupparsi e spingersi facilmente in profondità nel terreno, favorendo così la massima espressione del terroir.
Un altro importante segno distintivo delle aziende Bulgheroni sono le cantine senza barrique che si ritrovano in tutte le tenute. L’intento della proprietà è infatti quello di produrre - in ciascun territorio - un vino il più “classico” possibile orientato verso la massima espressione delle sue peculiarità.
“Anche perchè se la missione di Montalcino è ovvia, ovvero il 100% Sangiovese, e altrettanto lo è quella di Bolgheri, terra di tagli bordolesi con le varietà internazionali, è in Chianti Classico che abbiamo fatto la nostra scelta più radicale - dice Capurso a WineNews - ovvero di puntare solo su varietà autoctone tra quelle consentite dal disciplinare, quindi solo Sangiovese, Canaiolo e Colorino. E a legare tutte e tre le esperienze c’è la volontà di seguire lo stile più tradizionale possibile, e valorizzare uve e territorio, quindi utilizzando solo vasche di cemento e legni grandi, e non barrique”.
Un progetto di impresa con precisi obiettivi finanziari, decisamente importanti, visto che l’obiettivo è raggiungere un giro d’affari di 4,8 milioni di euro nel 2018, da portare a 8,5 nel 2019/2020.

Anche attraverso importanti investimenti in accoglienza legata al vino e all’enogastronomia.
Come con il “Dievole Wine Resort”, un tempo residenza della nobiltà senese del XVI secolo inizialmente appartenuto alla famiglia Malavolti e in seguito, dal XIX secolo, alla famiglia Terrosi Vagnoli, dove trovano spazio anche un’enoteca e il ristorante Novecento, ma investimenti sono già in atto anche a Podere Brizio, a Montalcino, mentre a Bolgheri, sulla via Bolgherese, sta per nascere un Wine Bar che sarà “flagship store” di Tenuta Meraviglia e Le Colonne.

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