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LA CURIOSITÀ

Spumanti in crescita, ma a dominare il mercato mondiale sono, e resteranno, i vini fermi

Le stime di Statista: nel 2025 il giro d’affari del vino “tranquillo” toccherà i 458 miliardi di dollari, sui 528 totali del business enoico

La crescita degli spumanti nello scenario del mercato enoico mondiale è sotto gli occhi di tutti. Ma la parte del leone, di gran lunga, è sempre dei vini fermi, e continuerà ad essere così almeno nel breve periodo. Perchè se nel 2021 il mercato del vino mondiale dovrebbe aver mosso qualcosa come come 381 miliardi di dollari, secondo le stime di Statista, ben 327 sono state fatte girare dai vini fermi (rispetto ai 292 del 2020), con le bollicine che hanno fatto incassare al mercato 41 miliardi di dollari (sui 36 del 2020) ed i vini fortificati sempre più marginali, con una quota di quasi 13 miliardi dollari (sui poco più di 11 del 2020).
E se nei prossimi anni è prevista crescita in ogni segmento, la forbice a favore di bianchi, rossi e rosati fermi rispetto a tutti gli altri sembra destinata ad aumentare ancora. Secondo le stime dello “Statista Consumer Market Outlook”, infatti, gli “still wine” raggiungeranno un giro d’affari di ben 458 miliardi di dollari nel 2025, su un totale di 528 miliardi di dollari di fatturato enoico. Cresceranno anche gli spumanti, che sfioreranno un valore di 55 miliardi di euro, e dovrebbe essere positivo anche il quadro per i vini fortificati, che dovrebbero arrivare a 16 miliardi di euro.
Numeri da prendere con le molle, come sempre quando si parla di stime di mercato, soprattutto in questi anni in cui la pandemia è capace di cambiare radicalmente e repentinamente gli scenari, ed in particolar modo quando si parla di un prodotto voluttuario e, come tutti, non immune dalle mode, come il vino. Ma che, a loro modo, in ogni caso, restituiscono una dimensione del quadro generale in cui si muovono produttori e commercianti del vino mondiale, in un mercato sempre più complesso, affollato e competitivo, e che, nei prossimi mesi, a livello globale, dovrà fare i conti anche con i forti aumenti dei costi di produzione e distribuzione, che non risparmiano nessun settore dell’economia e del mercato.

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