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VINO E TERRITORIO

Imbottigliamento solo in zona, vigneti sui versanti a Nord: le proposte per Barolo e Barbaresco

Il Consorzio: “nessuna bagarre in materia, solo idee di modifica dei disciplinari su cui confrontarsi, e sulle quali decideranno i produttori”
BARBARESCO, BAROLO, Consorzio del Barolo, DISCIPLINARE, vino, Italia
Le Langhe, dove il Nebbiolo diventa Barolo e Barbaresco

L’imbottigliamento consentito solo nel territorio; la reciprocità, in questo senso, tra le zone del Barolo e del Barbaresco; la caduta del divieto di impiantare vigneti di Nebbiolo atti a Barolo o Barbaresco nei versanti collinari esposti al Nord (senza aumentare gli ettari ad oggi previsti dall’Albo dei vigneti delle due denominazioni); l’aggiunta delle menzioni comunali anche per il Barbaresco, come già avviene per il Barolo; la possibilità di utilizzare bottiglie superiori alle 6 litri anche per scopo commerciale, e non solo promozionali: sono, in estrema sintesi, le proposte di modifica ai disciplinari di Barolo e Barbaresco che il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani (mentre si avvicina l’evento “Grandi Langhe”, il 29 e 30 gennaio, a Torino, come raccontato qui), e che, secondo alcuni media, avrebbero scatenato una “bagarre” che, però, il Consorzio, guidato da Matteo Ascheri, smentisce.
“Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha presentato, nei giorni scorsi, al proprio mondo produttivo alcune proposte di modifica dei disciplinari Barolo e Barbaresco, approvate dal cda, per sentire le opinioni in merito e confrontarsi con le idee dei produttori, unici titolari collettivi delle decisioni finali sui disciplinari di Barolo e Barbaresco che il Consorzio tutela. Su questi punti di modifica saranno solamente i produttori a prendere una decisione in merito attraverso gli strumenti che la legge dà disponibili ovvero la raccolta firme: 66% della superficie totale dei vigneti oggetto di dichiarazione produttiva e 51% della produzione imbottigliata nell’ultimo biennio”, spiega il Consorzio.

Che sintetizza così le modifiche dei disciplinari presentate. La prima riguarda “la limitazione della zona di imbottigliamento per Barolo e Barbaresco (che per legge deve coincidere con la zona di vinificazione). Questa è una misura, la più urgente, che si rende necessaria proprio per la salvaguardia delle denominazioni, da un punto di vista tecnico e commerciale. I disciplinari, essendo stati redatti negli anni ’60 del 1900 - spiega il Consorzio - non ponevano limitazioni all’imbottigliamento, come la stragrande maggioranza delle denominazioni Italiane, in quanto era impensabile all’epoca trasportare il vino a lunghe distanze, mentre ora tale possibilità è ipoteticamente consentita in tutto il mondo. Il Consorzio ci tiene a precisare che questa è l’unica misura caldeggiata, per la sua importanza, con connotati di urgenza e necessita”. Altra modifica, in parte collegata alla prima, riguarda “l’interscambiabilità e reciprocità tra le due zone - Barolo e Barbaresco - per la vinificazione e imbottigliamento. La modifica, qualora venisse approvata, consentirebbe di poter vinificare ed imbottigliare il Barolo nell’area di produzione del Barbaresco, e nell’area di produzione del Barbaresco di poter vinificare ed imbottigliare il Barolo, con l’esclusione dei territori siti nella parte sinistra del fiume Tanaro. Si precisa - aggiunge ancora il Consorzio - che la zona di produzione delle uve rimane invariata per le due denominazioni, come prevista dal 1966”. Altra proposta riguarda, come detto, “l’eliminazione del divieto di impiantare vigneti di Nebbiolo atti a Barolo o Barbaresco nei versanti collinari esposti al Nord. In funzione delle condizioni climatiche che stiamo sperimentando e per fronteggiarne gli effetti, si è proposta questa modifica - commenta il Consorzio del Barolo - così da iniziare a ipotizzare soluzioni e adattamenti a problematiche che sono sotto l’occhio di tutti. Si precisa che la superficie vitata di Barolo e Barbaresco è attualmente contingentata da bandi che regolano l’iscrizione alla denominazione e pertanto, l’eventuale eliminazione dell’esclusione del versante Nord, non implicherà in nessun modo l’aumento di tale superficie, ma fornirà solamente una possibilità agronomica in più per i produttori”. Ancora, poi è stata proposta l’aggiunta delle menzioni comunali per la denominazione Barbaresco. “La denominazione Barbaresco non prevede, a differenza del Barolo, questa possibilità e di conseguenza si chiederà di poterla introdurre così come lo è già per il Barolo”. E poi, ancora, c’è l’idea di consentire l’utilizzo di grandi formati, superiori ai 6 litri per il commercio. “Attualmente è consentito l’utilizzo di formati superiori ai 6 litri solo per scopi promozionali, attraverso autorizzazione ministeriale e con esenzione di contrassegno e solo per cessione gratuita. La modifica permetterebbe ai produttori di utilizzare formati di capacità superiore e fino a 18 litri anche per la vendita, come avviene già per i vini confezionati in recipienti fino ai 6 litri”. Così il Consorzio, su proposte sulle quali, come sempre avviene, dovranno pronunciarsi, e votare, i produttori.

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