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Imbottigliamenti vino italiano, nel 2025 -2,1% sul 2024: bene Docg-Doc (+1%) e bianchi (+2,7%)

I rossi oltre il -13%. I dati Valoritalia che parla, a livello complessivo, di “flessione contenuta”. A soffrire di più sono le micro-denominazioni

Imbottigliamenti complessivi del vino italiano, quelli del 2025, a -2,1% sul 2024 (quando furono certificati 2,019 miliardi di bottiglie, -0,46% sul 2023, ma +1,4% alla media del periodo 2019-2023, ndr) ma in positivo per Docg e Doc, che poi sono la locomotiva dell’export enoico, a +1%, sia su base annua che sulla media dell’ultimo triennio. In calo, invece, gli Igt, che hanno registrato una contrazione significativa del -12% sul 2024 e del -10% sulla media del precedente triennio mentre, a livello generale, emergono performance discordanti tra le tipologie di vino: bene gli spumanti (+1%), rosati (+5,7%) e bianchi fermi (+2,7%), in calo, di oltre il -13%, i rossi. Parla, di una “sostanziale tenuta dei volumi”, superiori a quelli pre-Covid, nonostante un mercato complesso e una domanda globale debole, Valoritalia, il principale ente di certificazione della filiera vitivinicola (da solo controlla oltre il 60% dei volumi di produzione e imbottigliamento di tutte le Denominazioni di origine italiane), e che ha pubblicato i dati, aggiornati al 31 dicembre 2025, sugli imbottigliamenti dei vini italiani.
Un aggiornamento che arriva grazie al lavoro della nuova piattaforma digitale “Tessa” (di proprietà di Valoritalia e totalmente sviluppata dall’ente in collaborazione con Microsoft), che consente di elaborare grandi quantità di dati, nello specifico i movimenti generati dalle oltre 90.000 imprese coinvolte nella produzione e commercializzazione delle 219 Denominazioni di origine certificate.
Il 2025, secondo Valoritalia, “segna una fase di consolidamento per la filiera vitivinicola di qualità: dopo anni di forte crescita post-pandemica, il settore attraversa una fase di assestamento, caratterizzata tanto da una contrazione contenuta dei volumi, quanto da un rafforzamento delle produzioni a maggiore valore aggiunto”. Sottolineando come “rispetto al 2024 gli imbottigliamenti complessivi hanno registrato una flessione contenuta”. Una dicotomia di prestazioni, riguardo alla tipologia dei vini, definita “in linea con l’evoluzione delle preferenze nei consumi a livello nazionale e internazionale che da alcuni anni premiano vini bianchi e spumanti a discapito dei rossi” con i dati che “mettono in luce una rilevante differenziazione nelle performance delle Denominazioni di Origine legata ai volumi di prodotto commercializzato”.
Lo sguardo si pone sull’insieme dellemicro-denominazioni, cioè quelle che nel 2025 hanno registrato imbottigliamenti inferiori ai 10.000 ettolitri, le quali rappresentano ben il 70% delle 219 denominazioni certificate da Valoritalia ma solo il 2% dell’imbottigliato complessivo. Questo segmento ha fatto registrare una perdita del 7,2%, ben superiore alla media del comparto, mentre le 13 piccole denominazioni comprese tra 10 e 20.000 ettolitri di imbottigliato (il 6% delle Do e il 2% dei volumi totali) hanno mostrato una crescita del 3%. Le 19 medio piccole denominazioni con volumi compresi tra 20.000 e 50.000 ettolitri hanno anch’esse subito una perdita del 4,7%, mentre le 20 denominazioni medio grandi comprese tra 50.000 e 150.000 ettolitri hanno registrato una crescita del 4%. Infine, le 14 grandi denominazioni con volumi superiori a 150.000 ettolitri toccano il -2,7%. In definitiva, per Valoritalia, “ciò che emerge da questi dati è la debolezza strutturale delle micro-denominazioni, che trovano molte difficoltà nel rispondere efficacemente alle oscillazioni del mercato”.
Dal punto di vista strutturale, i dati del 2025 confermano la forte frammentazione produttiva del comparto: oltre il 75% degli imbottigliatori certificati da Valoritalia ha commercializzato meno di 65.000 bottiglie, mentre solo 171 imprese (il 3,2% del totale) ne hanno imbottigliate oltre 1,3 milioni.Infine, nonostante il numero elevato di imprese imbottigliatrici censito, il livello di concentrazione del settore appare rilevante: infatti, nel 2025, i primi cinque operatori imbottigliano il 18% dei volumi totali e rappresentano lo 0,1% del totale su base numerica.
“Il report - commenta Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia - restituisce l’immagine di un settore solido, nel quale la disponibilità di dati strutturati e omogenei rappresenta uno strumento strategico per supportare le attività di analisi, programmazione e tutela delle denominazioni. La filiera, pur in una fase di assestamento dopo le tensioni generate dai dazi e dall’instabilità geopolitica, dimostra una buona capacità di tenuta. È fondamentale però andare oltre la lettura del puro dato numerico: l’obiettivo deve essere una valorizzazione sempre più consapevole del nostro patrimonio vitivinicolo. Territori, denominazioni e qualità delle produzioni devono rimanere al centro delle strategie del sistema Italia. Per questo, guardando al 2026, sarà importante puntare non tanto a un primato quantitativo, quanto a un rafforzamento del valore intrinseco delle nostre produzioni. La competitività del vino italiano passa dalla capacità di raccontare e difendere le proprie denominazioni e le Indicazioni Geografiche sui mercati internazionali, facendo comprendere il peso reale del comparto”.
Le analisi di Nomisma Wine Monitor confermano la capacità di adattamento del settore con la produzione che si adegua ad un mercato dai risvolti complessi che ha portato ad una riduzione del 3% nel valore dell’export di vino italiano in un contesto dove gli altri competitor hanno subito perdite molto più rilevanti (dal -15% dell’Australia al -10% del Cile fino al -4,5% della Francia). Un calo che però si è accompagnato ad un’analoga diminuzione delle vendite a volume di vino nella Gdo italiana del 2,8% dove i vini fermi e frizzanti hanno avuto la peggio (-3,8%) rispetto agli spumanti che, all’opposto e sulla scia di un trend che dura da svariati anni, hanno portato a casa un’ulteriore crescita del 3,1% (fonte: Niq). Per Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc,l’organismo che rappresenta i Consorzi di tutela vitivinicoli italiani, “anche se i dati del 2025 confermano la sostanziale tenuta del sistema nazionale, nondimeno mettono in luce una evidente frammentazione del comparto delle Denominazioni di Origine. È a mio avviso sempre più urgente mettere mano ad una riforma organizzativa del settore, puntando sempre più sul ruolo dei Consorzi di Tutela anche alla luce delle nuove funzioni di programmazione imposte loro dall’Unione Europea. In tal senso, il modello di analisi ed elaborazione dati messo a punto da Valoritalia fornisce un supporto fondamentale, perché è solo partendo dai dati concreti che si possono fare scelte oculate e lungimiranti”.
Allo scopo di fornire sempre nuovi strumenti analitici, Valoritalia ha implementato un nuovo servizio di reportistica dedicato ai Consorzi di Tutela, progettato per offrire una lettura chiara e strutturata dell’andamento dei principali indicatori quantitativi delle denominazioni certificate. Il servizio prevede l’invio, con cadenza mensile, di un report per ciascuna denominazione gestita dal Consorzio e presenta, attraverso tabelle, diagrammi e strumenti grafici, l’evoluzione temporale delle principali fasi del processo di certificazione: dai campionamenti agli imbottigliamenti, dalle vendite e trasferimenti di vino sfuso ai declassamenti e riclassificazioni, fino ai parametri chimico-analitici, alle giacenze e ai volumi di produzione. Inoltre, particolare attenzione è riservata ad alcuni indicatori di carattere socioeconomico, ritenuti molto utili per la gestione politica dei Consorzi, come la distribuzione degli imbottigliamenti tra soci e non soci e l’inserimento di indici di concentrazione; elementi che consentono di ottenere indicazioni utili sull’assetto produttivo e imprenditoriale della denominazione. Nei prossimi mesi, Valoritalia, grazie all’infrastruttura tecnologica altamente evoluta di “Tessa”, renderà disponibili sul proprio portale ulteriori sezioni dei database, consentendo ai Consorzi un accesso sempre più diretto ai dati. Valoritalia ribadisce così il proprio ruolo di supporto all’attività dei Consorzi di Tutela, restituendo, nel pieno rispetto della normativa vigente, le informazioni prodotte dalle aziende nel processo di certificazione. Una scelta che si fonda sulla convinzione che una conoscenza puntuale e strutturata dei processi rappresenti la base di ogni gestione moderna ed efficace, soprattutto in un contesto in cui i Consorzi sono chiamati a svolgere funzioni di programmazione sempre più complesse e strategiche.

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