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PERSONAGGI

È ispirato a Ranuccio Bianchi Bandinelli il film con Elio Germano sul viaggio di Hitler in Italia

Alla famiglia dell’archeologo senese, “l’uomo che poteva cambiare il mondo”, appartiene Villa di Geggiano, storica cantina del Chianti Classico

Nel film si chiama con un altro nome, ma l’archeologo che accompagna Hitler nel suo viaggio in Italia nel 1938, insieme a Mussolini, protagonista de “L’uomo che poteva cambiare il mondo”, è ispirato alla figura di Ranuccio Bianchi Bandinelli, studioso senese alla cui famiglia appartiene da secoli Villa di Geggiano, storica cantina del Chianti Classico. Nella pellicola, una grossa co-produzione europea firmata dalla regista belga Anne Paulicevich, il suo personaggio è interpretato dall’attore Elio Germano: vengono ripercorsi gli storici giorni, dal 3 al 9 maggio 1938, in cui il Führer, con il suo seguito, fu portato dal Duce a visitare le città di Napoli, Roma e Firenze, con le loro magnifiche opere artistiche e architettoniche, allo scopo di impressionare l’alleato tedesco mettendo in mostra le bellezze del Belpaese. Anni più tardi, Ranuccio Bianchi Bandinelli scrisse nei propri taccuini che aveva pensato in quei giorni di organizzare un attentato per uccidere Hitler: da qui il titolo del film.
Ranuccio Bianchi Bandinelli è stato uno dei maggiori archeologi e intellettuali italiani del Novecento. Nel 1938, quando era docente all’Università di Pisa, furono Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, suoi amici ma anche collaboratori fidati dell’allora Ministro dell’Educazione Giuseppe Bottai, a suggerire il suo nome per fare da guida al Führer nel corso della visita ufficiale. Bandinelli fu scelto non solo per la sua preparazione, ma anche perchè parlava fluentemente tedesco (la madre, tedesca, era morta quando lui era piccolo, ed era stata la nonna, viennese, ad occuparsi della sua istruzione). Bandinelli accompagnò i due dittatori lungo la passeggiata archeologica romana e nei musei di Firenze, in particolare Pitti e Uffizi: riguardo a quei giorni Bandinelli annotò, in seguito, che Mussolini era “annoiato” e Hitler “estasiato”. Ma ricordò anche di aver avuto l’idea, che rimase solo un vagheggiamento, di far avvicinare ai dittatori qualcuno munito di esplosivo, nella consapevolezza che sarebbe stato il momento perfetto per un eventuale attentato che, se realizzato, avrebbe cambiato il corso della storia. Ma trattandosi di ricostruzione fantasiosa e a priori, i discendenti di Ranuccio Bianchi Bandinelli non hanno consentito che il suo nome venisse utilizzato nel film, anche se hanno collaborato con la regista, che più volte si è recata a Geggiano.
Villa di Geggiano è la dimora della famiglia Bianchi Bandinelli, oggi Boscu, dal 1527. Originariamente costruita nel 14° secolo come casa colonica, fu trasformata in una magnifica villa con cappella privata e giardino nel 1768, quando Anton Domenico Bianchi Bandinelli sposò Cecilia Chigi Zondadari. Caso pressoché unico tra le residenze private in Italia, la villa conserva ancora oggi diverse stanze con gli arredi originali del Settecento in stile rustico veneziano e con carta da parati e tessuti francesi antichi incredibilmente conservati.
La produzione di vini pregiati risale al 1725, quando Niccolò Bandinelli produceva qui vini di alta qualità che esportava con successo nel Regno Unito. Tra i primi in Italia, Niccolò cambiò la percezione del vino Chianti da semplice prodotto agricolo destinato al solo uso domestico a raffinato prodotto per il piacere dell’alta società europea. Nel 1995, i fratelli Andrea e Alessandro Boscu Bianchi Bandinelli decisero di prendere in mano la gestione della tenuta e, insieme al socio Malcolm Caplan, iniziarono a piantare lentamente i vigneti e a rinnovare la cantina di vinificazione, per riavviare la produzione di vini pregiati. Oggi, Gregorio, la nuova generazione della famiglia, supervisiona tutti gli aspetti dell’azienda. I vigneti, coltivati con regime biologico, si trovano nell’estremità sud del Chianti Classico e producono ogni anni circa 25.000 bottiglie.

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