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IDEE DI FUTURO

L’agricoltura “rigenerativa” in vigna, con il progetto “Rigenerare per crescere” di Bayer

I primi risultati e gli sviluppi di un progetto che ha coinvolto cantine come San Felice, Fontanafredda, Marcello del Majno e Montaribaldi

Se i temi economici, vista l’attualità, nel dibattito e nella comunicazione intorno al vino, in questi mesi si sono presi prepotentemente la scena, per il futuro del settore, quello della gestione sostenibile della filiera e, in primis, del vigneto, resta centrale. E se negli anni gran parte della viticoltura italiana si è orientata al rispetto dell’ambiente, ora tra i filari si sta facendo sempre più largo il concetto di “agricoltura rigenerativa”, che non solo cerca di consumare meno risorse naturali possibili, ma mira a rigenerarle, appunto, attraverso le buone pratiche agricole, ma anche guardando alle innovazioni che la ricerca sa produrre. Se ne è parlato a “Rigenerare per crescere”, evento andato in scena, nei giorni scorsi, nell’Auditorium di San Patrignano - la comunità di recupero fondata da Vincenzo Muccioli, a Coriano, in provincia di Rimini, che, anche attraverso la viticoltura (e altre pratiche agricole e non solo), mira al reinserimento nel tessuto lavorativo e sociale di ragazze e ragazzi in difficoltà - e promosso da Bayer, una delle realtà leader nei settori della salute e dell’agricoltura (nel 2025 con un fatturato di 45,6 miliardi di euro, con 5,8 miliardi di euro in Ricerca e Sviluppo), per raccontare e condividere un progetto concreto di agricoltura rigenerativa calato nella realtà vitivinicola. E per testimoniare “l’impegno nel favorire una viticoltura capace di coniugare innovazione e benessere socio-economico di agricoltori e comunità, tutelando risorse naturali e redditività. Tutto questo per contribuire allo sviluppo di un’agricoltura più resiliente e orientata al lungo periodo. Con le testimonianze di aziende vinicole che stanno traducendo in pratica questi concetti, come San Felice, una delle realtà di primo piano del Chianti Classico, del Gruppo Allianz, Fontanafredda, azienda storica del Barolo oggi di proprietà della famiglia Farinetti, e ancora, sempre dalle Langhe, soprattutto dal Barbaresco, la griffe Montaribaldi, e ancora Marcello del Majno, azienda agricola e vinicola del territorio di Treviso e del Prosecco Doc.
Che hanno raccontato anche i risvolti e le esperienze della campagna viticola 2025, primo anno dell’iniziativa di Bayer, insieme agli obiettivi per il 2026, in un contesto vitivinicolo sempre più sfidante. “Il settore, infatti, è chiamato a confrontarsi con gli effetti dei cambiamenti climatici, l’evoluzione di patogeni e parassiti, l’alterazione dei cicli fenologici della vite, l’attuale quadro normativo stringente e una crescente attenzione del mercato verso produzioni realizzate nel rispetto dell’ambiente. In questo scenario Bayer intende essere parte attiva del cambiamento, affiancando gli agricoltori che intraprendono un percorso rigenerativo”, spiega una nota.
Il progetto “Rigenerare per crescere”, infatti, coinvolge aziende partner in Piemonte, Toscana e Veneto ed integra pratiche agronomiche implementate dalle stesse aziende, soluzioni innovative per la protezione delle colture e sistemi digitali di supporto alle decisioni (Dss). A queste attività si affiancano monitoraggi specifici della biodiversità, oltre ad azioni di comunicazione volte a diffondere conoscenza e favorire un cambiamento lungo la filiera.
“Per Bayer l’agricoltura rigenerativa è un modello di produzione basato sul raggiungimento di risultati chiave - afferma Greta Pignata, Communications & Regenerative Agriculture Expert Bayer Crop Science Italia - come l’aumento della resa ed il miglioramento della produttività, il miglioramento del benessere socio-economico di agricoltori e comunità, il miglioramento della salute del suolo, mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, la tutela ed il ripristino della biodiversità, la conservazione delle risorse idriche. E all’interno di questa cornice si sviluppa questo progetto”.
Mentre le cantine partner hanno raccontato come l’approccio rigenerativo si traduca concretamente nella gestione dei vigneti attraverso pratiche come, ad esempio, l’inerbimento permanente, la riduzione delle lavorazioni e del compattamento del suolo, il mantenimento di aree boschive, l’adozione di soluzioni innovative e sostenibili per la protezione delle colture, l’impiego di modelli previsionali per supportare decisioni fitosanitarie e un approccio sempre più orientato alla tutela delle comunità. “San Felice è tra le realtà pioniere della viticoltura sostenibile in Toscana e partecipa attivamente a network internazionali dedicati alla viticoltura rigenerativa. Da tempo lavora sul recupero della fertilità dei suoli e sulla tutela della biodiversità. In particolare, su questo ultimo punto, con il progetto “Rigenerare per crescere” ha trovato un percorso concreto e misurabile per dare forza a questo impegno”, sottolinea Carlo De Biasi, dg San Felice.
“La viticoltura rigenerativa inserita nel contesto biologico in cui noi operiamo richiede soluzioni pienamente compatibili con questo approccio. L’impiego della confusione sessuale per la gestione della Lobesia botrana (o tignoletta della vite, ndr), ad esempio, ha consentito di mantenere la qualità delle produzioni, riducendo il calpestamento del terreno, favorendo l’entomofauna utile e riducendo l’uso di acqua per i trattamenti insetticidi, con benefici concreti per suolo e ambiente”, ha spiegato Alberto Grasso, direttore tecnico e responsabile agronomico Casa E. di Mirafiore - Fontanafredda.
Alberto Fregonese, direttore tecnico Marcello del Majno
, ha evidenziato i risultati ottenuti: “il legame con la comunità locale è uno degli elementi centrali del nostro percorso aziendale. Questo progetto di viticoltura rigenerativa consente di gestire in modo strutturato l’incremento della biodiversità e, grazie all’uso integrato di agrofarmaci innovativi e strumenti digitali, di preservare la qualità delle uve ottimizzando gli input, con ricadute positive in termini di efficienza economica e rapporto con il territorio”.
“L’utilizzo del digitale per il monitoraggio delle malattie, previsto dal progetto di collaborazione “Rigenerare per crescere” - ha concluso Sergio Belmonte, direttore tecnico vigna e cantina Montaribaldi - ha reso più efficace la gestione della peronospora in un contesto di cambiamento climatico. L’ottimizzazione dei trattamenti ci ha consentito di ridurre gli impatti ambientali e i passaggi non necessari in vigneto, con benefici concreti su costi, efficienza e produttività. Un approfondimento specifico è stato poi dedicato alla biodiversità. Dal 2025 Bayer Crop Science, infatti, collabora con 3Bee, la nature-tech specializzata nella misurazione, tutela e rigenerazione della biodiversità”.
All’interno del progetto “Rigenerare per crescere” sono state integrate nelle quattro aziende partner analisi satellitari e parametri ambientali con il monitoraggio degli insetti impollinatori tramite otto sensori IoT Spectrum, dispositivi bioacustici non invasivi sviluppati da XNatura, la divisione di Nature Intelligence di 3Bee. A queste attività si è aggiunta la definizione di Biodiversity Action Plan sito-specifici, utili a orientare possibili azioni di miglioramento. I primi dati raccolti mostrano condizioni ecologiche superiori rispetto al benchmark di mercato per tutti i vigneti coinvolti, confermando il valore delle pratiche rigenerative adottate e il ruolo della tecnologia come strumento di valutazione scientifica e replicabile. “La collaborazione con Bayer e le aziende vitivinicole nasce dalla consapevolezza che monitorare e preservare la biodiversità locale significa proteggere l’integrità del territorio e l’identità unica dei vini. In un momento in cui il settore agricolo è chiamato a misurarsi con le sfide del cambiamento climatico e della perdita di habitat, abbiamo implementato un approccio concreto e scientificamente fondato per comprendere, quantificare e migliorare il rapporto tra attività vitivinicola e natura”, ha dichiarato Daniele Valiante, Agronomist & Biodiversity Strategist 3Bee.
Un percorso, quello del progetto di Bayer, che proseguirà anche nel 2026, con l’apertura a nuove aziende interessate alla viticoltura rigenerativa, ed il rafforzamento di strategie di difesa in ottica rigenerativa sulle principali avversità della vite associate alla misurazione di specifici Kpi (Key Performance Indicators), oltre all’implementazione di attività di formazione. “L’obiettivo è rendere la viticoltura rigenerativa un modello accessibile, misurabile e replicabile su scala più ampia - conclude Bayer - costruendo insieme ai viticoltori un percorso capace di coniugare tutela delle risorse naturali, competitività e valore lungo l’intera filiera”.

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