La corsa incontrollata dei prezzi dei fertilizzanti minaccia le prossime semine nel Nord Italia, dove le concimazioni di fondo per mais, soia e sorgo rischiano di saltare mentre i terreni, appesantiti dalle piogge, tornano appena praticabili. La guerra in Medio Oriente ha spinto verso l’alto i costi di fertilizzanti, energia e carburanti, con effetti immediati sulla quantità e sulla qualità dei futuri raccolti e con possibili ripercussioni anche sulla filiera del pane e della pasta, già provata dalla volatilità dei mercati cerealicoli.
Secondo un monitoraggio Confagricoltura, dall’inizio del conflitto in Iran il prezzo dell’urea (un fertilizzante composto da ammoniaca e diossido di carbonio, ndr), per esempio, è passato in alcune aree da 55 a 75 euro al quintale, mentre iniziano a registrarsi casi di indisponibilità del prodotto, non per reale scarsità, ma per fenomeni speculativi che aggravano ulteriormente la situazione. Parallelamente il gasolio agricolo ha superato in pochi giorni la soglia di 1,20 euro al litro, contro gli 80 centesimi precedenti, facendo lievitare i costi operativi delle aziende. Partendo dalle stime previsionali di Eurostat, secondo le quali, per il 2025, i costi sostenuti dalle aziende agricole per energia e fertilizzanti si aggirano intorno ai 6 miliardi di euro, il Centro Studi di Confagricoltura ipotizza rincari del 30-40%, ossia un incremento dei costi di produzione fino a circa 2 miliardi di euro. Tale aggravio si aggiunge all’esplosione dei costi già causata dalla guerra russo-ucraina nel 2022 e ad oggi mai rientrata. Un aumento indiscriminato che, anche in questo caso, sottolinea Confagricoltura, si verifica in un momento particolarmente sensibile per le imprese agricole: dopo il riposo invernale quando, con l’arrivo della primavera, si intensificano gli interventi agronomici.
Confagricoltura denuncia come questi aumenti, sommati ai rincari energetici e a un quadro già reso fragile da instabilità geopolitica e commerciale, cambiamenti climatici, diffusione di nuove fitopatie e crescita generale dei costi di produzione, stiano diventando insostenibili per molte imprese agricole.
A complicare ulteriormente lo scenario interviene anche il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), in vigore dal 1 gennaio, ossia il meccanismo dell’Unione Europea che applica un prezzo sul carbonio incorporato nei beni importati da Paesi terzi, con l’obiettivo di evitare che prodotti ad alta intensità di emissioni entrino nel mercato europeo senza sostenere costi ambientali analoghi a quelli richiesti ai produttori Ue, e che di conseguenza applica un costo aggiuntivo alle importazioni di fertilizzanti ad alta intensità carbonica, penalizzando ulteriormente un comparto già sotto pressione.
Di fronte a un insieme di fattori che minaccia non solo il settore primario ma intere economie locali, l’organizzazione agricola chiede interventi urgenti a livello nazionale ed europeo per fermare le speculazioni e garantire la continuità delle produzioni.
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