Un comparto che vale 7,9 miliardi di euro nella produzione agricola e 21,8 miliardi di euro nella trasformazione, con 57 prodotti Dop e oltre 5,4 miliardi di export dei grandi formaggi nel 2024, secondo i numeri diffusi da Cia-Agricoltori Italiani, che confermano l’Italia secondo esportatore mondiale: da questa forza economica parte il confronto sul latte, oggi, però, attraversato da una crisi strutturale che ha spinto il Paese a farsi portavoce anche in Europa delle difficoltà del settore, chiedendo iniziative di promozione per i prodotti lattiero-caseari. In questo contesto si inserisce l’intesa raggiunta, nei giorni scorsi, al nuovo Tavolo Latte convocato al Ministero dell’Agricoltura, che, secondo Confagricoltura, è fondata sul senso di responsabilità di tutti gli attori della filiera e sull’impegno a rispettare quanto concordato.
Gli orientamenti portano ad un accordo tra agricoltori e industria valido per il Nord Italia sui quantitativi aziendali riferiti alla produzione 2025, mentre per le eccedenze di ogni singola azienda il riferimento sarà il valore della Camera di commercio di Milano-Lodi; un assetto pensato per dare certezze in una fase segnata da prezzi in calo per la sovrapproduzione, non solo italiana, e dall’aumento dei costi per gli allevatori, aggravato dalle tensioni commerciali mondiali e dalle guerre. Il prezzo del latte viene fissato a 47 centesimi al litro per un trimestre, con garanzie sul ritiro delle disdette, e con un presidio rafforzato contro le irregolarità, che saranno segnalate congiuntamente dalle associazioni agricole all’Icqrf.
Cia-Agricoltori Italiani sottolinea la necessità di restare uniti e saldi contro fenomeni speculativi e importazioni a basso costo che continuano a danneggiare gli allevatori, richiamando l’intera filiera a una responsabilità condivisa per la tenuta di un sistema strategico per il Paese. E con Confagricoltura ringraziano il Ministro Francesco Lollobrigida per la convocazione del Tavolo e per l’impegno a tutela di un settore che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, ma che oggi chiede regole chiare, rispetto degli accordi e un coordinamento di sistema per guardare al futuro con maggiore stabilità.
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