Fanno parte di quell’enorme comparto “food” che rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’Italia, crea occupazione, favorisce l’export e lo sviluppo del turismo, ma, seppur con un filo conduttore che li lega, la loro forza lavoro, a livello anagrafico, è su due linee differenti. L’agricoltura, infatti, mostra una occupazione più “âgé”, la ristorazione e il mondo alberghiero, al contrario, impiegano lavoratori più giovani. Secondo il “Rapporto annuale - La situazione del Paese” dell’Istat, presentato lo scorso 21 maggio alla Camera dei Deputati a Roma, nel 2025 gli occupati con un’età media più avanzata sono nella Pubblica amministrazione (quasi 49 anni), che precede l’agricoltura (47,3 anni), mentre i più giovani sono nell’aggregato alberghi e ristorazione (settore, fa notare l’Istat, “a forte ricambio occupazionale e con bassa istruzione formale”) che superano di poco, come età media, i 41 anni. Nel settore privato, quindi, i lavoratori più “giovani” sono nella ristorazione-alberghiero, i più “anziani” nell’agricoltura.
Agricoltura, ristorazione e accoglienza viaggiano spesso sulla stessa linea, basti pensare al fenomeno degli agriturismi che ha preso piede, con forza, in Italia. Presi complessivamente, poi, sono dei preziosi ambasciatori del made in Italy nel mondo. Ma guardando il panorama occupazionale, la situazione evidenzia delle differenze. Pur se in calo (-6,2%), il Rapporto Ristorazione 2026 by Fipe/Confcommercio aveva infatti evidenziato la presenza di 37.861 imprese guidate da under 35, un numero comunque significativo. Arricchito, ovviamente, dai tanti giovani che, a livello stagionale, e non solo, vengono assunti e per molti di loro questa rappresenta la prima esperienza lavorativa della propria vita. Per quanto riguarda l’agricoltura, invece, se negli ultimi anni si è notato un certo dinamismo per i numeri dei nuovi imprenditori agricoli, sulla manodopera c’è più difficoltà, tanto che le esigenze delle campagne sono forti e ben note da tempo.
Il fenomeno dell’invecchiamento della forza lavoro è comunque generalizzato. Come riporta l’Istat, tra il 2007 e il 2025 l’età media degli occupati è aumentata di 4,6 anni, da 40,9 a 45,6 anni ed interessa l’insieme dei comparti in misura diversa. “Il fenomeno, infatti, riflette, da un lato, la dinamica demografica, in congiunzione con il posticipo dell’ingresso nella vita attiva e con gli effetti della riforma pensionistica, e, dall’altro, il diverso dinamismo occupazionale”. Cresce, invece, il numero di occupati: tra il 2007 e il 2025, come stimato dalla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, è aumentato di quasi 1,3 milioni di unità, passando da 22,8 a 24,1 milioni, con un incremento del 5,6 %.
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