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LO STUDIO

Nel 2025 è stabile la percentuale di chi ha avuto un comportamento a rischio con l’alcol in Italia

Per Istat è al 15,1%, il 17% tra gli over 65 e gli adulti fino a 44 anni, il 15% tra gli adolescenti. Il 46,4% della popolazione è in eccesso di peso
ALCOLICI, FATTORI DI RISCHIO, FUMO, ISTAT, ITALIANI, OBESITA', SALUTE, Non Solo Vino
Studio Istat sui “Fattori di rischio per la salute” nel 2025

Se un consumo moderato di vino, soprattutto se abbinato ai pasti, fa parte di quello stile di vita italiano (la cosiddetta “Italian Way”) che è un modello nel mondo, tanto che siamo leader in Europa per longevità, fatto dimostrato anche da studi approfonditi, ultimo, ma non solo, quello by Federvini e Università La Sapienza di Roma, gli eccessi, al contrario, accendono il pericolo per la propria salute. E questo vale tanto per gli alcolici che per il fumo così come per la sedentarietà. Una fotografia tutta italiana emerge dallo studio pubblicato oggi dall’Istat “Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol - Anno 2025”, secondo il quale, nel 2025, con valori stabili negli ultimi 3 anni, la quota di persone adulte in eccesso di peso è pari al 46,4%, mentre il 15,1% della popolazione da 11 anni in poi ha avuto almeno un comportamento di consumo di alcol a rischio, il 18,6% è, invece, fumatore. Una buona notizia è che continua a ridursi la sedentarietà (-2,4% sul 2024), problema che ancora riguarda 3 persone su 10 nella popolazione di 3 anni e più (30,8%).
Guardando al rapporto tra gli italiani e gli alcolici, i dati restano simili a quelli 2024: lo studio dell’Istat afferma, infatti, che nel 2025, il 15,1% della popolazione di 11 anni e più (pari a 8,079 milioni di persone) ha avuto almeno un comportamento a rischio di consumo di bevande alcoliche (consumo abituale eccedentario o ubriacature, il cosiddetto “binge drinking”). Tra gli uomini la quota è pari al 21,3% (5,56 milioni di persone), mentre tra le donne è pari al 9,1% (2,5 milioni di persone). Una sostanziale stabilità, dunque, nella proporzione dei consumatori a rischio sul 2024 (15%). Il consumo abituale eccedentario riguarda l’8,3% della popolazione (11,4% gli uomini, 5,3% le donne), il binge drinking l’8,2% (12% gli uomini, 4,6% le donne). Negli ultimi 10 anni viene osservata una forte contrazione del consumo abituale eccedentario (-2,3%), viceversa, la quota di chi ha abitudine alle ubriacature è significativamente aumentata (+1,3%). Questo andamento ha portato i due comportamenti a rischio, prima molto diversi per diffusione, a convergere. Nel tempo, inoltre, si è ridotta la distanza di genere e i comportamenti a rischio delle donne si sono leggermente avvicinati a quelli degli uomini (nel 2015 la distanza uomo-donna era pari a 14 punti percentuali contro i 12,2 del 2025). Comportamenti non moderati nel consumo di bevande alcoliche, continua l’Istat, si osservano più frequentemente tra gli adolescenti di 11-17 anni (il 15,4%, con valori allineati tra ragazzi e ragazze, rispettivamente il 15,8% e il 15,1%), tra i giovani e gli adulti fino a 44 anni (il 17%, 22,6% per gli uomini e 11,2% per le donne) e tra gli ultrasessantacinquenni (il 17,2%, 28,8% per gli uomini e 7,8% per le donne). Nelle classi di età anziane il superamento delle quantità raccomandate avviene con il consumo abituale di vino soprattutto durante il pasto (tra coloro che dichiarano un consumo abituale eccedentario ciò si verifica per il 49,8% degli uomini e il 68% delle donne). L’abitudine a un consumo non moderato di alcol tra gli anziani si lega, viene spiegato, ad una scarsa conoscenza della quantità di alcol da consumare senza incorrere in rischi per la salute (per la popolazione di 65 anni e più, già una quantità di due o più unità è considerata a rischio), ma anche a fattori culturali legati alla tradizione che vedono in tale consumo una consuetudine comportamentale.
Oltre agli anziani, anche i ragazzi rappresentano una sottopopolazione con un’elevata diffusione di comportamenti a rischio, considerato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol fino ai 15 anni e in Italia, e che con la Legge 8.11.2012 n.189, vige il divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni. Tra le persone di 11-17 anni, il 15,4% ha presentato almeno un comportamento a rischio nel corso dell’anno. Più allarmante è che in questa fascia d’età il 3,3% ha abitudini ben più rischiose perché si caratterizza per un consumo giornaliero di bevande alcoliche e/o per l’abitudine al binge drinking e/o per il consumo fuori pasto almeno settimanale, mentre il 12,1% ha un consumo più occasionale (beve almeno una bevanda alcolica nell’anno o ha un consumo fuori pasto occasionale).
A livello territoriale, le prevalenze più elevate di consumo di alcol a rischio si osservano nelle regioni del Nord, Nord-est (17,9%) in primis che precede il Nord-ovest (16,9%). Più distante la prevalenza di consumatori di alcol a rischio nel Centro (14,8%) e, soprattutto, nel Mezzogiorno (13,2% al Sud e 12,1% nelle Isole). Nel confronto con il 2024 c’è un lieve aumento della prevalenza nelle regioni del Mezzogiorno (+0,6%) e, viceversa, una riduzione in quelle del Centro (-0,7%) e del Nord (-0,6%), con una conseguente lieve riduzione delle differenze territoriali esistenti. Il consumo di alcol a rischio è più elevato nei piccoli comuni fino a 2.000 abitanti (17,4%), mentre si mantiene più contenuto nei comuni periferie dell’area metropolitana (14,2%), nei comuni centro delle aree metropolitane e nei grandi comuni (14,6%).
Capitolo alimentazione. Tra gli adulti l’eccesso di peso colpisce soprattutto gli uomini: nel 2025, infatti, il 55,1% risulta in eccesso ponderale contro il 38,2% delle donne.
Il divario è particolarmente evidente tra i 35 e i 59 anni, dove gli uomini superano le donne di oltre il 20%. Tale differenza si riduce a circa il 7% tra i 18 e i 34 anni e del 10% circa dai 75 anni in su. Anche nel caso specifico dell’obesità, spiega l’Istat, le prevalenze sono più alte tra gli uomini, ma con differenze per età meno marcate, pari al massimo a quattro punti nell’età centrali. Il picco di prevalenza dell’obesità, sia per gli uomini sia per le donne, è a 65-74 anni: pari al 16,4% tra i primi e al 14,1% per le seconde. Dopo i 74 anni l’obesità si riduce (12,% e 13,7%, rispettivamente). La quota di persone in eccesso di peso cresce all’aumentare dell’età. In particolare, il sovrappeso passa dal 16,8% tra i 18 e 24 anni al 41,6% tra le persone di 75 anni e più, mentre l’obesità varia dal 4,4% tra i 18-24 anni e il 15,2% tra i 65-74 anni. Nella fascia di età dai 3 ai 17 anni nel biennio 2024-2025 poco più di un ragazzo su 4 (il 26%) risulta in eccesso di peso (per un totale di circa 2 milioni tra bambini e ragazzi). In modalità pressoché costante nel tempo, viene osservata una maggiore diffusione tra i bambini di 3-10 anni, dove si raggiunge il 32,3%, mentre al crescere dell’età, il sovrappeso va diminuendo, fino a raggiungere il valore minimo tra gli adolescenti di 14-17 anni (17,9% in eccesso di peso).
Nel confronto europeo (Ue 27), l’Italia presenta, comunque, tassi molto bassi di obesità e una quota inferiore di fumatori abituali; tuttavia, fa notare ancora l’Istat, il nostro Paese si distingue anche per la scarsa diffusione dell’attività fisica tra gli adulti, che spesso non raggiunge i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per il mantenimento di un buon stato salute.

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