Dalle analisi metabolomiche per individuare i composti varietali e fermentativi tipici della Turbiana, l’uva autoctona della Lugana, alle micro e mesovinificazioni sperimentali, dalle degustazioni condotte con rigore scientifico agli studi avanzati sulla morfologia del suolo attraverso rilievi Lidar, il tutto affiancato da indagini sulla biodiversità e sulla qualità fisica e strutturale dei suoli, con un approccio integrato e multidisciplinare. Il Consorzio del Lugana Doc ha presentato “Lugana Vitae” (acronimo di “Vino, Influenza del Terreno e dell’AmbientE”), un progetto di ricerca dedicato alla caratterizzazione pedoclimatica del territorio alla base dell’identità dei vini Lugana, ovvero il Lago di Garda, e che nasce dalla consapevolezza che le caratteristiche organolettiche dei vini siano il risultato diretto dell’interazione tra vitigno, terreno e clima: il cosiddetto pedoclima.
Un tema centrale per la denominazione - riconosciuta nel 1967 e regolamentata dal Consorzio dal 1990 e che copre oggi 2.600 ettari con 214 produttori, esportando oltre il 60% della sua produzione in 65 Paesi - affrontato attraverso un approccio scientifico e multidisciplinare che punta a restituire una lettura più approfondita e strutturata del territorio. Il progetto “Lugana Vitae” consentirà alle aziende di comprendere con maggiore precisione l’origine delle caratteristiche dei vini, orientare le scelte produttive e rafforzare una comunicazione sempre più efficace e coerente con le specificità del Lugana.
“Con il progetto “Vitae”, il Consorzio del Lugana rafforza il proprio impegno nella tutela e promozione della denominazione in una prospettiva di lungo periodo, affiancando alla valorizzazione tradizionale un approccio fondato su solide basi scientifiche dell’identità territoriale - ha spiegato Fabio Zenato, presidente Consorzio Lugana Doc - l’analisi pedoclimatica multidisciplinare, supportata da rilievi Lidar, unitamente all’impiego di tecnologie avanzate quali la metabolomica, consentirà di approfondire in modo sistematico le caratteristiche distintive del Lugana. La collaborazione con qualificati centri di ricerca, tra cui la Fondazione Mach e l’Università di Verona, permetterà di dotare il territorio di una “carta d’identità” scientifica, contribuendo a rafforzare il posizionamento della denominazione a livello nazionale e internazionale e a valorizzare in chiave competitiva le specificità del terroir”.
Il Consorzio, capofila dell’iniziativa, ha, infatti, coinvolto un ampio network di partner scientifici e tecnici - tra cui, appunto, la Fondazione Edmund Mach e l’Università di Verona - ma anche Sata Studio Agronomico Benefit, oltre a diverse aziende del territorio come Ca’ Maiol, Cascina Maddalena, La Rifra, Le Morette, Perla del Garda e Tenuta Roveglia e ad enti e consulenti specializzati come Ersaf Lombardia per le indagini pedologiche.
“Progetti come questo dimostrano quanto oggi sia decisivo investire nella conoscenza scientifica per rafforzare l’identità e la competitività delle nostre denominazioni - ha affermato Alessandro Beduschi, Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia - la capacità di leggere in modo sempre più preciso il rapporto tra suolo, clima e vitigno consente alle imprese di fare scelte più consapevoli e di valorizzare in maniera autentica ciò che rende unico questo territorio. Come Regione Lombardia abbiamo creduto fin dall’inizio in questo percorso, sostenendolo perché rappresenta un modello virtuoso: mettere insieme consorzi, università e aziende per trasformare la ricerca in valore concreto. È questa la direzione che vogliamo continuare a perseguire”.
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