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DOMANI, 6 MAGGIO

“No Diet Day”: non è la carbonara il problema, è come la cucini. Parola della “medicina culinaria”

La nutrizionista Chiara Manzi: “dalla frittura ai dolci, anche piatti considerati “proibiti” possono diventare alleati della salute”
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La nutrizionista Chiara Manzi (credit:

Alla vigilia del 6 maggio, mentre il mondo celebra il “No Diet Day” invitando a dire basta a regimi restrittivi e sensi di colpa, arriva una provocazione destinata a far discutere: “non è la carbonara il problema. È come la cucini”. A dirlo, è Chiara Manzi, nutrizionista e docente universitaria che ha introdotto la “medicina culinaria” in Europa, ribaltando uno dei dogmi più radicati dell’alimentazione contemporanea. Nato nel 1992 per contrastare l’ossessione per il peso, il “No Diet Day” trova oggi una nuova interpretazione nel metodo scientifico della “Cucina Evolution”, sviluppato da Manzi insieme al medico Michele Rubbini, che dimostra come piatti considerati “proibiti” possano diventare alleati della salute senza modificarne gli ingredienti, ma intervenendo su tecniche, dosi e abbinamenti.
“Io stessa ho vissuto una dieta rigidissima per abbassare il colesterolo e poi abbuffate compensatorie - racconta Chiara Manzi - dieci chili in più e frustrazione quando stavo a dieta, frustrazione quando non resistevo più. Il problema non era la carbonara. Era come la preparavo”. Da questa esperienza nasce un approccio che punta a trasformare la cucina in uno strumento concreto di prevenzione e benessere, dove “la vera rivoluzione non è eliminare, ma riformulare”, come sottolinea la nutrizionista: “se la nutrizione è rinuncia, non è sostenibile. Se è piacere e segue un metodo scientifico, diventa uno stile di vita”.
A guidare la rivoluzione sono cinque simboli della tradizione gastronomica italiana da sempre messi sotto accusa: la carbonara, che nella versione riformulata scende a soli 10 grammi di grassi e meno di 400 calorie dalle oltre 700 della ricetta classica; la frittura, che, se eseguita correttamente, con oli stabili, controllo della temperatura e partenza da alimento congelato può risultare persino più nutriente della bollitura; i dolci, ricreati con fibre prebiotiche, eritritolo e inulina per ridurre l’indice glicemico fino a renderne possibile il consumo quotidiano; la pasta, il cui impatto glicemico può essere modulato con abbinamenti strategici; e la lasagna, trasformata in piatto antiaging senza perdere la sua identità, come richiesto da una paziente diabetica che chiedeva di non rinunciarvi: “può insegnarmi a farla buona e adatta a me?”.
La “medicina culinaria”, codificata negli Stati Uniti nel 2008, si fonda proprio su ricette evidence based che insegnano non solo cosa mangiare, ma soprattutto come cucinare, e rappresenta il cuore di Antiaging Italian Food, l’azienda fondata da Manzi con il manager Danilo Pertosa, già forte di oltre 30.000 clienti e una community di più di 2 milioni di persone attive ogni settimana. Il mercato sembra premiare questa visione: dopo aver raccolto oltre 800.000 euro nei precedenti round, l’azienda ha appena lanciato una nuova campagna di equity crowdfunding che nelle prime 24 ore ha superato i 200.000 euro, entrando subito in overfunding e intercettando l’interesse crescente verso l’healthy food, un settore destinato a raggiungere i 9 trilioni di dollari entro il 2028.
“Oggi non basta più parlare di cosa mangiare. È necessario capire come cucinare per trasformare il cibo in uno strumento concreto di salute. Il nostro obiettivo è rendere la cucina italiana non solo la più amata al mondo, ma anche la più evoluta dal punto di vista scientifico”, conclude Manzi.

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