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LO SCENARIO

Vino rosato, mercato in crescita: nel 2032 saranno superati i 5 miliardi di dollari in valore

Il report ReAnIn: a premiarli la versatilità, la leggerezza (anche in termini di alcol) ed un 30% di consumatori che li beve non solo d’estate
CONSUMI, FRANCIA, ITALIA, ROSATI, vino, Mondo
Vino rosato, mercato in crescita: nel 2032 supererà i 5 miliardi di dollari in valore

Se nel mondo “vino rosato” è ancora, soprattutto, sinonimo di estate e di Provenza (tanto che, dal 2018, su iniziativa del Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence, ogni quarto venerdì di giugno, e nel 2026 il 26 giugno, si celebra nel mondo l’“International Rosè Day), l’Italia risponde con i suoi rosati da tanti territori e vitigni, dal Cerasuolo d’Abruzzo ai vini della Valtenesi, da rosati di Puglia (dove è nato, nel 1943 il primo vino rosato d’Italia imbottigliato, il celeberrimo “Five Roses” di Leone de Castris, il cui museo aziendale è da poco entrato nella rete “Museimpresa”, ndr) al Chiaretto di Bardolino, ed ancora da tante espressioni che vanno dall’Alto Adige alla Sicilia, passando per “novità” più o meno recenti come la versione in rosa del Prosecco Doc, per esempio, al “neonato” Chianti Docg in versione rosè. Vini, quelli rosati, ancora relativamente di “nicchia”, anche se, secondo diversi studi, a livello mondiale, valgono il 10% dei consumi (con la Francia primo Paese produttore, davanti a Italia e Usa), e che, in un contesto difficile e sfidante per il mercato del vino, grazie alla loro leggerezza (anche in termini di gradazioni alcoliche solitamente più basse della media), sembrano destinati a crescere.
A dirlo, almeno, lo studio sul tema della società di ricerca ReAnIn, secondo cui se il mercato dei vini rosati ha mosso 3,5 miliardi di dollari nel 2025, crescerà del 5,1% all’anno fino al 2032, per superare i 5 miliardi di dollari; in particolare, spiega il report, se il vino rosato resta molto legato al periodo estivo, il 30% dei consumatori di vino lo sceglie tutto l’anno, per la sua versatilità di abbinamento gastronomico e di occasioni di consumo, ma anche, appunto, perchè percepito come un vino più “leggero e salutare”, tanto che il 28% dei consumatori lo preferisce ad altri vini proprio per il suo contenuto alcolico più contenuto. E con il 35% dei consumatori che guarda sempre più alla qualità, all’artigianalità e alla territorialità, privilegiando etichette di fascia premium.

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