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IL REPORT IARD

Tra 2010 e 2024, le morti in incidenti stradali dovuti all’alcol sono diminuite del 28% nel mondo

Report Iard in 29 Paesi: calo maggiore nei Paesi più ricchi, in Italia -32%. Ma, anche se inaccettabile (98%), il 14% guida lo stesso dopo aver bevuto
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Tra 2010 e 2024, le morti in incidenti stradali dovuti all’alcol sono diminuite nel mondo

Tra il 2010 e il 2024 le morti globali per incidenti stradali attribuibili all’alcol sono diminuite del -28%. A dirlo è un report realizzato dall’International Alliance for Responsible Drinking (Iard), organizzazione no profit impegnata nella riduzione del consumo dannoso di alcol, che ha analizzato anche la variazione di queste percentuali in base al livello di reddito dei 39 Paesi coinvolti nello studio (è diminuita maggiormente negli Stati più ricchi). Ed evidenziando anche un altro fattore sociale: sebbene, infatti, la stragrande maggioranza degli intervistati (tra il 90% e il 98%) ritiene che guidare dopo aver bevuto sia inaccettabile, una quota rilevante dichiara di aver, comunque, guidato quando poteva essere oltre il limite legale di alcolemia (in media tra il 10% e il 14%). In Italia, per esempio, secondo gli studi dell’Institute of Health Metrics and Evaluation’s Global Burden of Disease - che mette insieme registri anagrafici nazionali e rapporti di polizia per stimare i decessi da incidenti stradali e modella i dati con variabili come densità di popolazione, temperatura, severità dei limiti di alcolemia, severità dei limiti di velocità e proporzione della popolazione tra 15 e 30 anni - i tassi standardizzati di mortalità stradale attribuibile all’alcol nel 2010 e nel 2024 sono stati rispettivamente 0,6% e 0,4%, per un calo complessivo del -32%. Resta, comunque, un 13% di italiani che ammette di guidare dopo aver bevuto oltre il limite legale di alcolemia, nonostante questa pratica sia socialmente accettata solo dal 6% degli intervistati.
In generale, stando al report, tra il 2010 e il 2024 la morti per incidenti stradali dovute all’alcol sono diminuite del -30% nei Paesi ad alto reddito, del -41% in quelli a reddito medio-alto, del -12% negli Stati a medio-basso reddito e del -26% in quelli a basso reddito (per un totale globale, appunto, del -28%). Tuttavia, se in Europa, Australasia, e in parti del Nord America, Sud America, Africa settentrionale e meridionale e Asia, la mortalità stradale dovuta al consumo dannoso di alcol è diminuita significativamente, in alcune aree dell’Africa, dell’America Centrale, Caraibi e Asia si registra un aumento.
E resta anche l’altro tema: ovvero che la percentuale di persone che dichiarano comportamenti di guida rischiosi è più alta della percentuale di chi considera tali comportamenti socialmente accettabili. Per esempio, in Europa, “guidare quando si potrebbe essere oltre il limite legale di alcol” è socialmente accettabile solo per il 5% degli intervistati, ma è un comportamento diffuso ed eseguito dall’11%. Lo stesso vale per “leggere un messaggio o guardare i social mentre si guida”: per appena il 6% è accettabile, ma il 23% lo fa lo stesso. Così come “guidare senza indossare la cintura di sicurezza”: per solo l’8% va bene, ma il 15% ammette di farlo. O “guidare nelle aree urbane più veloce del limite consentito”: accettabile e giusto per un 12%, di fronte ad un 48% che lo riporta, invece, come atteggiamento diffuso alla guida. Percentuali che non sono dissimili in America, Asia e Oceania.
Secondo i promotori dello studio, questi risultati indicano che modificare da sole le norme sociali non è sufficiente per migliorare la sicurezza stradale. Serve un approccio che coinvolga l’intera società, capace di rafforzare una legislazione rigorosa sui comportamenti di guida sicuri, sostenere la sua applicazione costante e promuovere tecnologie che dimostrino di migliorare la sicurezza stradale. E a tal proposito, lo studio ricorda il “Global Plan for the Decade of Action for Road Safety 2021-2030”, il progetto elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dalle Nazioni Unite per la sicurezza stradale, che raccomanda ai governi di “stabilire limiti di alcolemia per prevenire la guida in stato di alterazione (alcol e droghe), con disposizioni specifiche per i conducenti principianti e professionisti”. Portando ad esempio iniziative come la campagna “Take a Breath” in Francia, che nel 2025, installando etilometri in 20 città per 7 mesi, collocati in 47 locali notturni, hanno generato oltre 55.000 test e, secondo i feedback, fino al 70% degli utenti ha dichiarato che questo ha influenzato il proprio comportamento di consumo. O come la campagna di sensibilizzazione Iard in Cambogia nel 2016 che ha fatto crescere dall’8% al 34% la percentuale di chi ritiene che chi guida non debba bere alcol, quella di Diageo (big player del mercato del wine & spirits mondiale e produttore, tra gli altri, di Johnnie Walker, Don Julio Tequila e Guinness) in India nel 2022 che ha integrato moduli di formazione obbligatori e tecnologici nei requisiti per la patente e quella del colosso della birra, Carlsberg, in Kazakistan nel 2023, che ha promosso una campagna pubblica contro la guida in stato di ebbrezza, permettendo ai partecipanti di sperimentare gli effetti dell’alcol su tempi di reazione, coordinazione e guida attraverso dei simulatori. Ma anche la campagna “Autosobriety” in Repubblica Dominicana su iniziativa dal 2021 di Pernod Ricard (colosso francese degli spirits e del vino) che educa i conducenti sui rischi della guida dopo aver bevuto, sul quadro normativo e sulle pratiche più sicure, la collaborazione in Ruanda dal 2013 tra la multinazionale della birra Heineken e la polizia locale nella campagna “Don’t Drink and Drive”, e quella in Sudafrica tra un altro colosso della birra Ab InBev e le autorità stradali per migliorare l’applicazione delle norme sulla guida in stato di ebbrezza, fornendo unità mobili per i posti di blocco, utili per testare i sospetti e registrare i dati necessari ai procedimenti.

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