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“Rinfresca il tuo vino”: la Côtes du Rhône lancia una campagna che sfida i tabù enologici

Servire i rossi a temperatura più bassa, in estate, è una tendenza sempre più diffusa, come hanno confermato a WineNews enologi e sommelier

“Ignorate le pressioni culturali e riscoprite questi vini così come i produttori li immaginavano, nella frescura delle loro cantine”: così la Aoc Côtes du Rhône, una delle più celebri e vaste denominazioni francesi, lancia una campagna dal titolo eloquente, “Refresh your wine” (“Rinfresca il tuo vino”), per esortare i consumatori a raffreddare il vino - anche quello rosso - prima di berlo. Una mossa per promuovere i consumi estivi, oltre che l’ennesima conferma che il tabù del rosso da bere “a temperatura ambiente” è ormai superato, come sommelier ed enologi hanno confermato a WineNews. Alcuni anni fa fu il Consorzio Vino Chianti a fare da apripista alla tendenza, lanciando il progetto “Chianti fresco: gustalo a 16 gradi”.
La campagna della Côtes du Rhône sfida il galateo enologico con un messaggio tanto semplice quanto dirompente: mettere il vino in fresco, che sia rosso, rosato o bianco, senza sensi di colpa. La campagna sbarca in Francia, Belgio, Regno Unito e Canada attraverso una serie di contenuti digitali pensati per i social: il target dichiarato è quello dei consumatori tra i 21 e i 40 anni, una generazione che guarda spesso il vino con diffidenza, percependolo come un mondo di regole rigide e riti d’altri tempi. La denominazione ha scelto di puntare su un approccio lifestyle più che sul prodotto in sé, celebrando i momenti conviviali e spontanei, e presentando i propri vini come contemporanei e liberi da protocolli. Le abitudini dei consumatori si stanno, infatti, evolvendo: i giovani adulti ricercano sempre più semplicità, convivialità e flessibilità nelle loro esperienze enologiche. In risposta a queste nuove aspettative, Côtes du Rhône ha scelto di adottare un linguaggio che risuoni con loro: moderno, accessibile e diretto. Il messaggio è che rosé, bianchi e persino rossi possono essere gustati a una temperatura di servizio più fresca: che si tratti di un aperitivo, di un pasto in terrazza, di una cena tra amici o di momenti condivisi in città, i vini refrigerati si adattano naturalmente ad una vasta gamma di occasioni di consumo.
L’obiettivo è semplice: rimettere la semplicità, il piacere e la spontaneità al centro dell’esperienza del vino. Virginie Charlier, direttrice marketing Inter Rhône, spiega che “con i vini freschi si vuole dimostrare che la Côtes du Rhône può evolversi senza tradire la propria identità, offrendo un modo di scoprirla più spontaneo e accessibile, con codici e un’esperienza di degustazione che parlano alle nuove generazioni”. Secondo la campagna, la temperatura consigliata per i vini rossi va da 14 a 17 °C, mentre per i bianchi va da 10 a 13 °C. La regola suggerita è quella del “20-20”, ovvero togliere i vini bianchi e rosati dal frigorifero 20 minuti prima di servirli (così saranno freschi senza essere troppo freddi o ghiacciati, sprigioneranno i loro aromi e la temperatura esalterà la complessità e la ricchezza tipiche dei Côtes du Rhône) e mettere i vini rossi in frigorifero 20 minuti prima di servirli (saranno appena freddi, non troppo caldi, la temperatura esalterà il loro lato fruttato e la loro natura raffinata ed equilibrata).
La campagna viene lanciata mentre il trend dei rossi serviti freddi è tutt’altro che un fenomeno isolato, come hanno recentemente confermato noti enologi e sommelier intervistati da WineNews: come Paolo Porfidio (Excelsior Hotel Gallia, Milano), secondo cui “è piacevole anche bersi un calice di Brunello di Montalcino o di Barolo, d’estate, alla giusta temperatura”, come Sebastien Ferrara (Enrico Bartolini al Mudec, Milano), che afferma come “proporre un grande rosso servito intorno ai 13-14 °C non è più un tabù, ma un atto di attenzione e di accoglienza”, e come Marco Reitano (La Pergola di Heinz Beck a Roma), secondo cui “il nostro palato ha voglia di freschezza, nel vino rosso vorremmo tutti trovare un pochino di bianco”. La tendenza è sostenuta anche dagli enologi. “Per il mio gusto personale, i vini rossi li assaggio tra 15 e 17 gradi, non oltre”, spiega Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e tra i più importanti professionisti italiani, mentre per Leonardo Palumbo, vicepresidente Union Internationale des Enologues, “si tratta di un trend positivo che potrebbe facilitare il consumo di vini rossi nelle nuove generazioni di consumatori”; secondo Mariano Murru, presidente Assoenologi Sardegna ed enologo della cantina Argiolas, “il problema è che, a volte, i vini rossi continuano ad essere serviti alla cosiddetta temperatura ambiente, ma ci si dimentica che, per ambiente, si intende temperatura di cantina, quindi decisamente più bassa di quelle che invece registriamo in estate”. 
Ma è stato il Consorzio Vino Chianti a presentare per primo, alcuni anni fa, il progetto “Chianti fresco: gustalo a 16 gradi”, un nuovo modo di bere il Chianti per rivoluzionare l’approccio al consumo dei vini rossi durante l’estate. La sfida era quella di diffondere l’utilizzo del “termometro Chianti” (un braccialetto per misurare la temperatura della bottiglia, ndr), per educare ad un corretto consumo dei vino rosso anche nei mesi più caldi.
La mossa della Côtes du Rhône, insomma, non fa che dare voce istituzionale ad una tendenza già in corso, provando a trasformarla in un nuovo modo - più leggero, meno solenne - di avvicinarsi al vino.

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