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VINO & SALUTE

Un consumo moderato di vino è nutraceutico e alleato della longevità, secondo i cardiologi

A “Place” 2026, il congresso della Società Italiana di Cardiologia, si è parlato della Dieta Mediterranea: ospiti Franco Maria Ricci e Mogol
BIBENDA, CONSUMO MODERATO, FONDAZIONE ITALIANA SOMMELIER, FRANCO MARIA RICCI, LONGEVITà, MOGOL, SALUTE, SOCIETA' ITALIANA DI CARDIOLOGIA, Italia
Congresso italiano di Cardiologia, vino alleato della longevità

Non capita spesso che un convegno di cardiologia dedichi un intero capitolo del proprio programma al vino: per i cardiologi italiani il consumo di vino, inserito nella Dieta Mediterranea, non è un vizio da tollerare, ma un elemento culturale e nutraceutico da valorizzare - orientativamente entro due bicchieri al giorno - sempre a patto di distinguere, con chiarezza, il consumo consapevole dall’eccesso, unico vero responsabile dei rischi per la salute. Il vino, dunque, come cultura, non come eccezione. È emerso a “Place” 2026 (Platform of Laboratories for Advances in Cardiac Experience), tra i più importanti appuntamenti scientifici italiani dedicati al futuro della cardiologia, andato in scena nei giorni scorsi a Roma.
L’incontro dedicato al tema della longevity, intitolato “Dieta Mediterranea: il Sacro Graal” ha visto come ospiti d’eccezione Franco M. Ricci, presidente Fondazione Italiana Sommelier - Fis e direttore Bibenda, che ha parlato del valore culturale del vino nella nostra tradizione, e Giulio Rapetti, in arte Mogol, uno dei più importanti compositori italiani, che ha citato anche un’alimentazione equilibrata, vino incluso, tra i pilastri della longevità (come aveva raccontato, recentemente, anche in un’intervista con WineNews, ndr). A portare la voce del mondo enologico e della sommellerie è stato Franco M. Ricci, che nel suo intervento ha ricordato come il vino, nella tradizione mediterranea, non sia mai stato un semplice alimento, ma un elemento di convivialità, cultura e identità territoriale - un valore che rischia di andare perso se lo si osserva solo attraverso la lente del rischio, dimenticandone il contesto. La vera differenza, ha sottolineato, non sta nel vino in sé, ma nella misura e nella consapevolezza con cui lo si consuma. Un messaggio che ha trovato eco toccante nelle parole di Mogol che, alla soglia dei novant’anni, ha indicato in attività fisica costante, alimentazione equilibrata - vino incluso - e serenità interiore i veri pilastri della longevità, raccogliendo un applauso lungo e sentito.
Il professor Leonardo Calò, direttore della Cardiologia del Policlinico Casilino di Roma e co-presidente del congresso, autore del libro “Vivere senza età - I segreti dei super agers”, che al vino dedica un approfondimento - ha aperto i lavori ribadendo un concetto trasversale: il benessere non si misura solo in calorie. Un principio valido per l’attività fisica quanto per l’alimentazione, che ha trovato nel vino uno dei suoi esempi più significativi. Nell’incontro “Longevità: miti e certezze” è emersa una convinzione condivisa da gran parte della comunità scientifica presente: il filo conduttore dell’intera sessione è stato l’invito a superare i falsi miti alimentari che demonizzano indistintamente grassi, vino, singoli nutrienti, senza distinguere qualità, contesto e quantità. Lo stesso principio richiamato da Calò per i grassi - non nemici in sé, lo diventano nell’eccesso - vale, per estensione, anche per il vino.
Da “Place” 2026 arriva, dunque, un messaggio chiaro a chi vive il mondo del vino: quando è espressione di cultura, misura e consapevolezza, il vino può essere parte di una vita lunga e sana. Non una scorciatoia, ma un tassello, insieme al movimento quotidiano e alla serenità ricordata da Mogol, di quel modello mediterraneo che il mondo intero studia e invidia.

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