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BOLLICINE ITALIANE

A trainare l’export enoico italiano nel mondo ci sono le bollicine, nel 2018 a +11% sul 2017

I dati Istat, analizzati da Coldiretti, evidenziano la spinta di Prosecco, Asti e Franciacorta al settore. Ma pesa il pericolo dell’“Hard Brexit”
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L’export enoico italiano trainato nel mondo dalle bollicine

Se si guarda ai dati dell’export di vino italiano nel mondo, si nota che nel 2018 i numeri sono pressoché fermi, con una crescita, registrata nell’analisi Istat, di un solo 1%. La storia cambia, e molto, se si prendono in considerazione anche gli spumanti: le bollicine tricolori infatti piacciono, e molto, all’estero, facendo segnare un balzo del +11% sull’anno precedente, per un valore che per la prima volta tocca 1,5 miliardi di euro. A sottolinearlo è la Coldiretti, che analizzando proprio i dati Istat, che evidenzia come i fan numero uno delle bollicine italiane sia il Regno Unito, con in mercato che vale 435 milioni di euro, a +6% dal 2017, seguito a ruota dagli Stati Uniti, a 334 milioni di euro e un valore in aumento del 13%.

Nella categoria “bollicine italiane” però si sono diversi vini: quali sono i più amati? In testa c’è senza dubbio il Prosecco, spalleggiato dall’Asti e dal Franciacorta, che insieme formano una squadra che sfida quasi alla pari il prestigioso Champagne. E, proprio dalla patria dello Champagne, la Francia, arriva un dato di aumento delle vendite eccezionale, pari al +18%. Lo spumante, ad ogni modo, precisa la Coldiretti, pur avendo surclassato lo champagne sui mercati esteri spunta ancora quotazioni per bottiglia che sono circa quattro volte inferiori sul mercato statunitense. E non è tutto: secondo la Coldiretti, con quasi una bottiglia esportata su due consumata dagli inglesi, è il Prosecco il prodotto simbolo del made in Italy in Gran Bretagna che rischia di essere più duramente colpito dalle barriere tariffare e dalle difficoltà di sdoganamento che potrebbero nascere da un’uscita dall’Unione Europea senza accordo, la cosiddetta “Hard Brexit”.

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