Con bottiglie come Montosoli 1988, che restano testimonianze memorabili, Altesino ha contribuito in modo significativo al successo iniziale del Brunello di Montalcino. Di proprietà della famiglia Gnudi Angelini dal 2002 - già in loco con la Tenuta Caparzo, nell’Unità Geografica Aggiuntiva di Vagliagli del Chianti Classico con Borgo Scopeto e in Maremma con Doga delle Clavule - Altesino introdusse a metà degli anni Settanta nella denominazione del Brunello di Montalcino il concetto di vigneto e/o Cru (proprio con il Brunello Montosoli, a fare da riferimento per la sottozona settentrionale), ma anche le prime sperimentazioni di maturazione dei vini in barrique nel 1979. Oggi questa realtà produttiva - 60 ettari a vigneto per una produzione di 320.000 bottiglie - sembra aver ritrovato uno nuovo smalto, riproponendo i suoi cavalli di battaglia con un piglio sobriamente contemporaneo e capace di non stravolgere il carattere del Sangiovese di Montalcino ottenuto nel versante nord della denominazione. Vinificato per la prima volta come vino a sé stante nel 1972, il Brunello di Montalcino Vigna Montosoli 2021, maturato in legno grande per due anni, possiede aromi di piccoli frutti rossi maturi, erbe aromatiche, sottobosco, spezie e toni affumicati. In bocca il sorso polposo e continuo, sviluppandosi sapido e terminando con un finale con qualche rimando agrumato, su toni di macchia mediterranea.
(fp)
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