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Altro che Titoli di Stato, gli italiani preferiscono investire nell’industria del vino di qualità, un settore in salute, come dimostrano le performance sui mercati secondari delle etichette top, come Ornellaia, e delle aziende quotate in Borsa

Altro che Titoli di Stato ed obbligazioni bancarie, gli italiani i soldi preferiscono metterli sotto al materasso e, se proprio dovessero decidere di investire, lo farebbero nell’industria alimentare e vitivinicola italiana di qualità, in cima alla classifica dei settori più attrattivi, su cui punterebbe il 30,6% dei risparmiatori, davanti ad azienda informatiche (19%), multinazionali (9,8%) e made in Italy tradizionale (29%). Uno spiraglio in una crisi di fiducia che, come ribadisce il Censis, disorienta gli italiani: basti pensare che negli anni della crisi (dal 2009 al 2014) gli oggetti di valore a disposizione delle famiglie italiane sono aumentati di 8,1 miliardi di euro, il contante di 11,9 miliardi, i depositi bancari di 61 miliardi, i risparmi postali di 46,7 miliardi, mentre i titoli di Stato sono diminuiti di 17,2 miliardi e le obbligazioni bancarie addirittura di 144,7 miliardi. Il comparto enoico, come detto, ne resta fuori e, secondo i dati Oiv, torna primo nel mondo in termini produttivi, scavalcando, con la vendemmia 2015, la Francia. Inoltre, nell’ultimo decennio il vino italiano ha spostato l’orizzonte commerciale fuori dai confini nazionali, con le esportazioni cresciute sia in quantità (+23%) che, soprattutto, in valore (+84,3%), secondo i dati Mediobanca emersi dalla ricerca commissionata da Ornellaia, una delle griffe italiane del vino più importanti, a Censis, Mediobanca e Liv-Ex, e presentata oggi da Sotheby’s a Milano, con il presidente di Ornellaia Ferdinando Frescobaldi, l’ad Giovanni Geddes de Filicaja, il direttore dell’Hammer Museum Annie Philbin, il curatore d’arte “Ornellaia Vendemmia d’Artista” Bartolomeo Pietromarchi, l’enologo di Ornellaia Axel Heinz, l’artista Yutaka Sone, il Capo del dipartimento vino europeo di Stheby’s Stephen Mould, l’ad di Sotheby’s Italia Filippo Lotti e Giulio de Rita del Censis, per “Ornellaia Vendemmia d’Artista” (www.ornellaia.it), con cui, ogni anno, un artista di fama internazionale celebra il carattere unico della nuova vendemmia di Ornellaia.
In questo panorama, i maggiori gruppi vinicoli italiani rappresentano poco meno del 50% dell’export, a riprova del fatto che una buona parte della nostra presenza all’estero è ancora realizzata da società di piccola dimensione, capaci di costruire un brand forte e sfruttare l’appeal del made in Italy. A guidare il gruppo sono le aziende private: ormai il 60% della loro produzione va oltre confine, con una crescita dell’88% dal 2005, un dato che supera ampiamente quello di un settore importante come il food & beverage italiano (+75%), e che è secondo solo a quello delle produzioni più di punta del luxury italiano (+101%).
Un settore in salute, su cui investire anche senza entrare direttamente nel tessuto imprenditoriale, puntando sulle etichette più pregiate, visto che, ad esempio, Ornellaia continua a performare meglio dell’Oro e del Ftse, con una Standard Deviation (volatilità) dal 2007 ad oggi di 0,11 e un indice di Sharpe di 0,49. Senza dimenticare le performance sulle aste internazionali, capaci di inanellare un successo dopo l’altro sulle piazze internazionali, da Londra a New York, passando per Hong Kong. La crescita media di Ornellaia in 10 anni è migliore di quella dei First Growths e del Liv-Ex 100: +160%. Ma si può investire anche comprando azioni dei produttori quotati nel mondo. Mediobanca, infatti, spiega che a livello mondiale, un euro investito in vino nel lontano 2001 è cresciuto a 5,4 euro a inizio 2016. Lo stesso investimento, su tutte le borse mondiali, si sarebbe invece tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutto, dai minimi di fine 2008, il medesimo euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro sui 2 2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali. In soldoni, l’investimento nel settore vinicolo è più redditizio del 160% rispetto a quello nel settore finanziario.
Uno dei simboli di Bolgheri, l’Ornellaia è prodotto ogni anno in 150.000 bottiglie e distribuito in 73 Paesi nel mondo (il 30% rimane in Italia), ma solo ai clienti più prestigiosi ed ai maggiori collezionisti:
quest’anno è stata la volta del giapponese Yutaka Sone, che ha interpretato l’Eleganza della vendemmia 2013, firmando le bottiglie che il 19 maggio finiranno all’asta che finanzierà l’Hammer Museum di Los Angeles, continuando un progetto che, dal 2008, ha raccolto più di 1 milione di euro, devoluti a fondazioni e musei nel mondo capaci di aiutare l’arte.

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