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Allegrini 2018

Amarone: un vino moderno con il cuore antico. Annate a confronto, a Vinitaly, per raccontare uno dei simboli del Belpaese enoico. Dall’esperienza di Masi Agricola a quella di Allegrini, due grandi verticali dedicate al rosso veronese per eccellenza

L’Amarone, ovvero un vino moderno con il cuore antico, o, come lo definirono in Usa agli albori del suo successo commerciale, “the gentle giant” (il gigante gentile). Già, perché stiamo parlando di un vino dalla struttura e dall’intensità da primato, declinate tuttavia con quella speciale dolcezza, che è il tratto distintivo di questo rosso. Un rosso ottenuto da un processo produttivo particolare, affinato con il tempo (anche in questo senso “moderno”), l’appassimento, ma anche restando ben saldamente legato alla sua tradizione, attraverso un uvaggio a base di soli vitigni locali (Corvina, Corvinone, Molinare, Osoleta). “Moderno” per la sua capacità di catturare i palati dei nuovi mercati, prima degli Usa oggi della Cina, senza perdere la sua identità e, anzi, ricercando quel legame con il terroir delle colline da cui si ottengono i migliori Amarone.

Racchiude tutto questo il doppio appuntamento di Vinitaly con due verticali di Amarone prodotto da due cantine che non hanno bisogno di presentazione, e sono tra quelle che hanno segnato il successo e la storia di questo grande vino: Allegrini e Masi Agricola. Una ad incarnare l’intraprendenza imprenditoriale degli anni Ottanta, l’altra a rappresentare la storia produttiva di questo vino. Entrambe a cavalcare con grande maestria gli anni Novanta che hanno collocato l’Amarone tra i vini simbolo dell’Italia nel bicchiere.

Una carrellata, quella offerta da Allegrini, più concentrata sugli anni Duemila, uno sguardo più allargato quello di Masi Agricola anche su annate precedenti e/o a cavallo del successo planetario dell’Amarone.

Nella verticale proposta de Allergini si parte dall’Amarone Classico 1997 di Allegrini indugia su profumi di uva sultanina e spezie orientali, che in bocca possiede una progressione densa e morbida tutta incentrata su varie sfumature di dolcezza.

Belle sensazioni di frutta matura e note di marasca più fresca nel naso dell’Amarone Classico 2000 ancora privo di cenni di evoluzione che in bocca alterna dolcezza e un tannino non privo di carattere e sapidità.

Sorprendente l’Amarone Classico 2003 per la freschezza aromatica che sa mostrare e che si ritrova anche al palato dove il frutto resta croccante e il tannino vivace.

Quasi austero e ancora giovane l’Amarone Classico 2004 che alterna al naso note di frutti rossi e cenni di grafite ad introdurre uno sviluppo dal bel contrasto dolce-acido con finale in crescendo.

È un vino molto particolare l’Amarone Classico 2005 dai profumi sfumati e lievi e dalla progressione gustativa più stretta che larga, sorretta da una bella freschezza acida.

Forse il migliore assaggio della verticale l’Amarone Classico 2010 che evidenzia un naso dalla bella fusione tra le tostature dei legni di affinamento e un frutto particolarmente fragrante, il tutto rifinito da note di polvere di caffè. In bocca, il vino è succoso, tendenzialmente dolce, ma anche vivace e reattivo con finale solido e gustoso.

Annata calda che influenza in qualche misura il bagaglio aromatico dell’Amarone Classico 2011 dalle note di frutti rossi in confettura e dai cenni appena boisé. Al palato, lo sviluppo e morbido e concentrato e il vino si congeda con un finale intenso e largo.

In molti nella Valpolicella hanno rinunciato a produrre il rosso più importante della denominazione nel 2014. Ma, Allegrini, forte dei suoi 130 ettari vitati posti in zone di grande vocazione, ha sfidato un’annata molto complicata, producendo un Amarone Classico 2014 capace di tirare fuori un carattere insospettabile ma molto piacevole. I profumi di frutta candita sono resi fragranti da cenni di ciliegia fresca e erbe di campo. In bocca, il vino è vivace, magari non monumentale per struttura, ma assolutamente godibile.

Protagonisti della verticale di Masi Agricola due diversi Cru aziendali a confronto in 4 annate di riferimento. L’Amarone Vaio Armaron Serego Alighieri 1988 mostra al naso cenni di evoluzioni piuttosto chiari, mentre in bocca il vino resta ancora scattante e non privo di slancio finale.

Anche l’Amarone Classico Mazzano Cantina Privata Sandro Boscaini 1988 non nasconde i suoi trenta anni di età ma esprime ancora un naso fruttato intenso e un palato dinamico e ben articolato.

Incrocia buone sensazioni fruttate e speziate l’Amarone Vaio Armaron Serego Alighieri 1995 dalla progressione gustativa solida e ben ritmata.

L’Amarone Classico Mazzano Cantina Privata Sandro Boscaini 1995 mostra un fruttato ancora rigoglioso che anticipa un gusto dal contrasto dolce-acido di bella intensità.

Molto dolce il naso dell’Amarone Vaio Armaron Serego Alighieri 1997 che trova una piena corrispondenza anche nel gusto, continuo e ampio.

Si è dimostrato una delle poche eccezioni in positivo di questo millesimo, forse sopravvalutato, l’Amarone Classico Mazzano Cantina Privata Sandro Boscaini 1997 che possiede un bagaglio aromatico integro, complesso e continuo, mix di fragranza fruttata e di sensazioni affumicate e speziate. In bocca, il vino possiede sviluppo pieno, fresco e non privo di sapidità.

Ancora molto giovane l’Amarone Vaio Armaron Serego Alighieri 2007 che possiede profumi fruttati e speziati e cenni boisé in evidenza. La bocca è definita, intensa e persistente.

Anche in questo caso e cioè nel sorso dell’Amarone Classico Mazzano Cantina Privata Sandro Boscaini 2007, siamo di fronte ad un vino ancora molto giovane, dai profumi fragranti di marasca e viola e dalla bocca succosa e bilanciata, in cui l’acidità dona un allungo particolare al finale.

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