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“Anteprima Sagrantino” - Il Sangiovese lascia spazio al re dei rossi umbri: Montefalco svela la difficile annata 2014 del suo vino più prezioso (giudicata, a posteriori, 3 stelle su 5) che, grazie al lavoro dei vignaioli, mostra un volto “gentile”

Dopo il lungo excursus sul Sangiovese e le sue denominazioni più importanti, protagoniste delle “Anteprime di Toscana”, è il turno del più riconoscibile tra i vitigni della viticultura umbra, il Sagrantino, recuperato e rilanciato nel territorio di Montefalco dalla griffe Caprai, che svela ad “Anteprima Sagrantino 2014” l’annata 2014 del Montefalco Sagrantino, valutata, a posteriori ed in controtendenza rispetto alle denominazioni toscane, 3 stelle su 5. Un modo diverso, sicuramente meno avventuroso, di giudicare l’annata, che prende in considerazione il bicchiere più che le previsioni e le aspettative di un vino che, comunque, esce sul mercato 3 anni e mezzo dopo la vendemmia. Come di consueto, il Consorzio Vini di Montefalco ha svelato l’etichetta celebrativa del millesimo, con l’opera è “Sfumatura di un Sagrantino”, realizzata da Lodovica Cappelletti, che prende spunto dal gioco di sfumature del rosso intenso che caratterizza il vino di Montefalco, mettendo in evidenza, attraverso una creazione minimale ed essenziale, il senso del prodotto stesso, che rimanda alle regole francescane, l’ordine che in origine coltivava questo vitigno per i riti religiosi: “Sagrantino” ha in sé l’etimologia latina sia di “sacer” sia di “sacramentum” (www.consorziomontefalco.it).
Il terroir rossista per eccellenza dell’Umbria enoica manda in commercio il millesimo 2014, un’annata complicata, inutile girarci intorno, in cui è mancato il calore che, di solito, è complice delle annate più importanti del vino di Montefalco. Un millesimo tecnicamente molto impegnativo, per giunta, sia dal punto di vista della gestione agronomica che enologica (diradamenti abbastanza “selvaggi”, gradi zuccherini meno abbondanti del solito), ma che, in generale, è stato ben affrontato dai vignaioli. Alla fine, il Sagrantino, grazie alla sua maturazione tardiva, è riuscito ad esprimersi in modo più che soddisfacente, mettendo in campo una serie di vini interessanti. Riassumendo, potremmo dire che il re dei rossi umbri si è espresso nel 2014 con diversi accenti, mettendo in mostra un “volto” più gentile ma non meno affascinante: vini in generale profumati dalle strutture meno impetuose del solito e di tensione acida vivace. Possiedono, generalmente, profumi puliti e di buona fattura, mentre in bocca, paradossalmente, i tannini sono più levigati e le progressioni meno dure. In qualche caso il legno si fa ancora sentire in primo piano, ma complessivamente i vini hanno buon equilibrio e beva tendenzialmente fragrante. Sono etichette, con un po’ meno di originalità gusto-olfattiva, già pronte, probabilmente non proprio adatte a lunghissimi invecchiamenti, ma la tensione acida non manca e potrebbero starci evoluzioni di bella complessità.
Il Montefalco Sagrantino, ricordiamolo, è prodotto da un vitigno decisamente tipico e originale, dal patrimonio tannico molto importante, superiore perfino a quello del Nebbiolo, e si presta alla produzione di vini dalle strutture imponenti e dai profumi intensi e incisivi. Una caratterizzazione spiccata che, soprattutto da giovane, non rende merito in termini di eleganza a questo vino, che, probabilmente, trova la sua dimensione migliore con qualche anno in più sulle spalle, diventando più malleabile in bocca e più sfaccettato aromaticamente.
L’interpretazione più recente di molti produttori, va aggiunto, sta trovando anche una strada alternativa, caratterizzata da una ricerca stilistica più precisa verso vini meno opulenti e più eleganti. Un trend che non solo indica la gioventù della tipologia e i suoi grandi margini di crescita (a cominciare da una valutazione più attenta del grande potenziale d’invecchiamento di questo rosso che, solo oggi, comincia a fornire una profondità di annate che può dare un’idea più compiuta) ma anche l’attenzione verso la sperimentazione di molti attori del territorio che, a cominciare dall’uso del legno grande per l’affinamento, stanno cercando strade più personali.
Ma veniamo ai migliori assaggi di WineNews. Profumi di marasca e spezie segnano il naso del Montefalco Sagrantino 2014 di Tenuta Bellafonte, dallo sviluppo gustativo di buona scorrevolezza e finale nettamente fruttato. Snello e di bella beva il Montefalco Sagrantino 2014 di Lungarotti, che indugia aromaticamente su toni dolci e leggermente affumicati, ben corrisposti nel finale di bocca. Rosa, spezie e cenni terrosi provengono dal bicchiere del Montefalco Sagrantino 2014 di Adanti, dal gusto caratterizzato da piacevoli durezze. Ancora i legni di affinamento sono protagonisti degli aromi del Montefalco Sagrantino Carapace 2014 della Tenuta Castelbuono (Ferrari-Lunelli), mentre la progressione gustativa è più fruttata e fragrante. Come fragrante e di buona tensione gustativa è il Montefalco Sagrantino 2014 di Antonelli, che in bocca trova il suo punto di forza con tannini nervosi e acidità ficcante. Piacevole lo spettro olfattivo che va dalla frutta rossa alle spezie fino a leggeri cenni di ruggine e grafite. Bocca un po’ meno a fuoco con spigoli ancora da smussare. Sapido e profumato il Montefalco Sagrantino 2014 di Perticaia, dallo sviluppo ritmato e non privo di energia, preceduto da profumi speziati. Non molto complesso ma decisamente godibile il Montefalco Sagrantino 2014 di Romanelli, un vino ben fatto che trova nella piacevolezza il suo punto di forza. I profumi sono ben centrati, puliti e freschi ed è questo il punto di forza del Montefalco Sagrantino della Tenuta Alzatura (Cecchi), ancora da farsi completamente in bocca. Stilisticamente ormai consolidato il Montefalco Sagrantino Collepiano 2014 di Caprai, che possiede naso di bella complessità che spazia tra cenni di spezie orientali, frutta rossa e cenni affumicati ad introdurre un palato definito, continuo e denso. Reattivo in bocca, un po’ meno a fuoco negli aromi il Montefalco Sagrantino 2014 di Bocale. Bella l’interpretazione del 2014 nel Montefalco Sagrantino 25 anni di Caprai , dal naso già molto raffinato e dalla bocca seducente e autorevole. Interessante una delle varianti offerte da Tabarrini, il Montefalco, possiede un naso ferroso e un palato solido e grintoso. Terra, frutti rossi ed erba contraddistinguono aromaticamente il Montefalco Sagrantino Colleallodole 2014 di Milziade Antano, che in bocca è solido e non privo di carattere.
Fuori dal bicchiere, dopo 25 anni di Docg, la crescita del Montefalco Sagrantino è stata notevole: la superficie di vigneto iscritta alla denominazione ha visto un incremento di 66 ettari del 1992 agli attuali 760, che abbracciano l’intero territorio del Comune di Montefalco e parte dei territori di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, tutti nella provincia di Perugia. Crescita importante anche del numero dei produttori che, nello stesso periodo è passato, da 16 a 60. Dal 2000 ad oggi, la produzione del Sagrantino è passata da 660.000 bottiglie a 1,5 milioni. Nel 2017, la produzione potenziale in termini di bottiglie è di 986.944 pezzi per il Sagrantino e 1,98 milioni per il Montefalco Doc. I vini di Montefalco, nel loro complesso, rappresentano il 16,7% della produzione umbra di vino, con il Sagrantino che ne rappresenta il 6,3% e il Montefalco Doc il 10,4%, mentre i principali mercati di sbocco dell’export dei vini di Montefalco sono: Stati Uniti 26%, Germania 10%, Cina 8%, Inghilterra 5%, Giappone 4,5%, Svizzera, Olanda e Belgio 4%, Danimarca 2%.

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