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“Assaggiamo sempre più vini italiani, e sempre di più ce ne sono in Usa. Il nostro compito è anche raccontare novità e cambiamenti”. Così, a WineNews, Alison Napjus, senior editor “Wine Spectator” commenta “Top 100” e selezione 104 vini “Opera Wine”

“Ogni anno assaggiamo sempre più vini italiani, e quello che ci emoziona di più sono proprio le nuove entrate. Le passate edizioni sono state meravigliose, abbiamo avuto tanti produttori eccellenti anche nell’edizione 2016, ma ci piace mostrare sempre qualche cosa di nuovo, e quindi abbiamo scelto anche per il 2017 tante new entry”. Così, a WineNews, Alison Napjus, senior editor della rivista Usa “Wine Spectator”, che a Wine2Wine ha presentato ufficialmente le 104 cantine che saranno protagonisti di “Opera Wine”, l’unica degustazione organizzata fuori dagli States dal magazine diretto da Thomas Matthews che, da qualche anno, è l’anteprima di Vinitaly (edizione 2017 di scena l’8 aprile a Verona, www.operawine.it).
Una selezione che, quest’anno, ha visto ben 20 i nuovi ingressi, tra cui due cooperative come la piemontese Produttori del Barbaresco (che vede anche il suo Barbaresco Asili 2011 al n. 5 della “Top 100” 2016 di Wine Spectator, ndr) e Cantina di Santadi, tra le realtà leader del vino di Sardegna, ma ci sono anche le toscane Tenuta di Biserno e Rocca delle Macìe, le venete Cesari, Gini, Zymè e Villa Sandi, Gosjean dalla Valle d’Aosta, Vie di Romas dal Friuli Venezia Giulia, Garofoli dalle Marche, Tenuta delle Terre Nere e Morgante dalla Sicilia, Salvatore Molettieri dalla Campania, Antinori dall’Umbria (con la Tenuta Castello della Sala), Elena Fucci e San Martino dalla Basilica e, ancora dal Piemonte, la cantina Antoniolo e, dall’Emilia Romagna La Stoppa e Tenuta Pederzana.
“D’altra parte, tanti vini italiani hanno fatto vedere cose straordinarie per anni, ma ora negli Stati Univi vediamo molti più vini da Abruzzo, Sardegna, Sicilia e così via”. E questo, secondo la Napjus, “Wine Spectator” deve raccontarlo ai propri lettori. E se nella selezione delle 104 cantine di Opera Wine in grandi classici del vino italiano sono i più gettonati, con i Barolo che conta 11 etichette (con nomi come Conterno, Cavallotto, Damilano, Cogno, Giacosa, Giuseppe Mascarello, Sandrone, Massolino, Scavino, Ratti e Vietti), appena davanti al Brunello di Montalcino, a 10 (Altesino, Biondi Santi, Casanova di Neri, Banfi, Il Poggione, Frescobaldi, Mastrojanni, San Felice, Pacenti, Valdicava) e all’Amarone della Valpolicella, con 7 etichette (Allegrini, Bertani, Cesari, Masi, Tedeschi, Tommasi e Zenato), nella “Top 100” dei vini del mondo della rivista, che è una delle classifiche più importanti del mondo del vino (https://goo.gl/Iy72Jf), in realtà questa triade, ne esce assai ridimensionata, con solo 2 etichette a testa per Barolo e Brunello, e addirittura nessun Amarone, sulle 18 selezionate (di cui 10, comunque, dalla Toscana).
“Quando selezioniamo i vini della “Top 100” facciamo attenzione a 4 fattori - ricorda la Napjus - il punteggio, il prezzo, la qualità, la disponibilità sul mercato, ed un “fattore x” che è l’emozione. Quando si mette insieme tutto questo succede, alle volte, che il prezzo di certi Barolo, Amarone e così via siano molto alti. E anche se hanno punteggi altissimi, a volte si tratta di vini non danno quell’emozione che altri prodotti hanno. E poi abbiamo scritto dei vini toscani e dell’Amarone, per fare dei nomi, per moltissimi anni. Dobbiamo raccontare ai nostri lettori anche quali sono i nuovi vini oggi per noi più emozionanti. E anche di come il mercato, forse, stia cambiando” ...

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