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EDITORIALE

B come Barolo

Ottenuto da uve Nebbiolo in purezza, una delle poche conclamate e grandi varietà italiche a bacca rossa, nasce nelle colline di Langa, con una estensione totale di oltre 2.000 ettari di vigneto a costituirne la zona a Docg, a sud di Alba, nel territorio di 11 Comuni. Sono centrali quelli di Barolo, La Morra, Monforte, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Novello, Grinzane Cavour. Verduno, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi sono invece interessati solo parzialmente. Grazie a Camillo Benso Conte di Cavour e a Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo, il Barolo cominciò a farsi conoscere fin dall’Ottocento. L’ultima importante operazione di territorio, in ordine di tempo, è stata la delimitazione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive - avvenuta nel 2009 - a normare gli innumerevoli nomi di località utilizzati in etichetta. Benché storicamente il Barolo fosse prodotto dalle uve provenienti dai vari Cru, nel recente passato si è sempre di più fatta strada l’opzione del “vino ottenuto da vigna o Cru”, ennesima, anche se decisamente condivisibile, deviazione dalla tradizione produttiva della zona. Ben più invasive sono state, sempre nel recente passato, scelte quali quella di introdurre la barrique come legno di riferimento per la maturazione del Barolo o, in ambito tecnico-enologico, dei rotomaceratori per una diminuzione dei tempi di macerazione e una maggiore estrazione. Scelte che non sempre sono state felici, andando ad incidere sulle caratteristiche peculiari del Nebbiolo da Barolo, la chiave per esprimere quella originalità propria solo dei grandi vini.

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