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Brexit, le trattative procedono a rilento, e la Ceev, il Comitato Europeo delle Imprese del Vino, di cui fanno parte Uiv e Federvini, chiede al Consiglio Europeo di garantire il mantenimento delle attuali normative Ue ed il libero commercio enoico

Le trattative per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea procedono a rilento, e l’impressione è che a quasi un anno e mezzo dal voto la paura del futuro stia paralizzando sia Londra che Bruxelles. Ed a spingere per il mantenimento dello status quo, nonostante il pugno duro delle linee guida decise ad aprile dal Consiglio Europeo, c’è anche il mondo del vino.
La Ceev, il Comitato Europeo delle iIprese del Vino, di cui fanno parte 23 organizzazioni di settore del Vecchio Continente, comprese le italiane Uiv - Unione Italiana Vini e Federvini, ha reso ufficiale il proprio appello al Consiglio Europeo affinché i negoziati della Brexit portino ai minori effetti negativi possibili per i flussi commerciali di vino e bevande alcoliche in generale verso la Gran Bretagna, spingendo per un accordo temporaneo che garantisca il mantenimento delle attuali normative Ue ed il libero commercio, senza l’imposizione di nuovi dazi, che stravolgerebbero l’approccio al mercato Uk. Che, è sempre bene ricordarlo, è una delle mete principali per l’export enoico italiano, dietro a Usa e Germania, per un valore complessivo, nel 2016, di 540 milioni di sterline, ma è fondamentale anche per le economie del vino di Francia e Spagna.

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