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California: vigneti esposti al fumo e al fuoco … Namibia, rarissimo vino del deserto … Constellation ha venduto 8 cantine … Tunisia: mondo del vino da riscoprire … Usa: il “blush” più venduto è Sutter Home
di Andrea Gabbrielli

- California, preoccupazione per vigneti esposti al fumo e al fuoco
Sono stati quasi 20.000 gli ettari di bosco andati in fiamme nei mesi di giugno e luglio nel nord della California. Molte aziende vinicole sono state sfiorate dal fuoco e ora molti produttori temono per le conseguenze della lunga esposizione dei vigneti di Napa e Sonoma al fumo degli incendi.
Secondo uno studio australiano basterebbe infatti appena qualche ora per contaminare i grappoli nella fase della crescita apportando aromi di affumicato e influendo sul colore del vino. Tex Sawyer, enologo della Roederer Estate e della Scharffenberger Cellars, cantine specializzate nella produzione di spumanti, ha dichiarato “di essere molto preoccupato anche perché non sappiamo esattamente quale sarà la condizione delle uve al momento della vendemmia”. Uno dei rimedi consigliati per ovviare al problema potrebbe essere la filtrazione. Attualmente è in corso un dibattito. Alcuni pensano che un eccessivo allarmismo giovi più che altro a chi propone apparecchiature per la filtrazione.

- Namibia, il rarissimo vino del deserto
Nasce ai confini del deserto della Namibia, il Namib Red, un assemblaggio di Shiraz e Merlot prodotto dalla Neuras Winery di Allan Walkden-Davis e di sua moglie Sylvia. I neo produttori si sono stabiliti nel 1996 nella zona di Neuras (nella ligua locale Nama, Neuras significa “la terra dell’acqua abbandonata”), una località nel sud est del paese, dove dopo molti anni consecutivi di siccità, gli agricoltori avevano abbandonato le coltivazioni a causa della mancanza d’acqua.
La tenuta acquistata dalla coppia però riservava una sorpresa: nascoste da inestricabili grovigli di rovi c’erano ben cinque sorgenti di acqua dolce. Dopo averli estirpati furono piantati i primi ceppi di Shiraz a cui poi si aggiunsero altri di Merlot, per una superficie totale di un ettaro, mentre i secolari canali d’irrigazione furono restaurati. Allan Walkden-Davis, con un passato di direttore generale della Shell Namibia, era del tutto all’oscuro dei processi di produzione del vino tanto che la sua prima annata nel 2001 fu “un disastro”.
La sfida, però, di allevare una “vigna nel clima più secco del mondo” attirò la curiosità di molti enologi tra cui Abrie Bruwer, un sudafricano che lavora nella regione vinicola del Capo, e molti altri che dispensarono alla coppia preziosi consigli.
Le 3.000 bottiglie di Namib Red prodotte ogni anno sono riservate ai soli visitatori della Neuras Winery ma visto il successo è probabile che la superficie vitata aumenterà. La Repubblica di Namibia (capitale Windhoek) è situata in Africa meridionale e confina a nord con l’Angola, a nord-est con la Zambia e lo Zimbabwe, ad est con il Botswana, a sud-est e sud con la Repubblica Sudafricana e ad ovest con l’Oceano Atlantico.

- Usa, il marchio Constellation ha venduto 8 cantine
Constellation Brands, il colosso mondiale del vino, ha venduto 8 cantine per un valore pari 209 milioni di dollari al gruppo finanziario Ascentia. Le cantine sono Geyser Peak Winery in Alexander Valley, il marchio Atlas Peak in Napa Valley, Sonoma Valley’s Buena Vista Carneros, Healdsburg’s Gary Farrell Winery, Washington’s Columbia Winery e Covey Run, e Idaho’s Ste Chapelle. Alla lista vanno aggiunti 260 ettari di vigneti nelle zone di Napa e Sonoma.
Secondo Rob Sands (Contellations Brand), la vendita servirà “ad eliminare i doppioni e gli eccessi di produzione nel portafoglio Constellation e a rendere il gruppo più forte in Usa”. Le cantine della California facevano parte di Beam Wine Estates che Constellation aveva comprato nel dicembre 2007 per 885 milioni di dollari. Sono state mantenute in portafoglio le etichette Clos du Bois e Wild Horse.
Secondo il portavoce Nora Feeley “si tratta molto di più che una decisione finanziaria” e l’operazione permetterà di centrare meglio gli obiettivi del marchio.

- Tunisia, un mondo del vino da riscoprire
Sono 18.000 gli ettari vitati della Tunisia che ogni anno producono dai 300 ai 400.000 ettolitri di vino che a partire dal 2002 sono iniziati a crescere sino a giungere nel 2007 ad un picco di 600.000 ettolitri dei quali 140.000 sono stati esportati. Negli ultimi anni, la vitivinicoltura tunisina è stata riscoperta grazie anche all’organizzazione di visite nelle aziende e al Rally des Caves de Tunisie che prevede visite ai vigneti e alle cantine di Cap Bon. Il principale operatore del paese è l’Union Centrale des Coopératives Viticoles (Uccv), che produce l’87% del vino e l’80% delle vendite del settore.
La linea Vignerons de Carthage è una delle più conosciute e prevede tra gli altri, uno chardonnay prodotto a Mornag e un rosato di grenache, cinsault e syrah ottenuto nella denominazione Aoc Coteaux de Tebourba premier Cru.

- Usa, il “blush” più venduto è Sutter Home
È prodotto dalla Sutter Home Winery della Trinchero Family Estates, il White Zinfandel, il “blush” cioè il rosato di bassa gradazione alcolica, molto fruttato e fresco, che impazza negli Usa tanto da risultare il più venduto nel Paese. Prodotto sin dal 1972 da White Zinfandel, dal 1980 al 2000 ha raggiunto quota 9 milioni di casse mentre ora si sta avvicinando a 13 milioni. La strategia dell’azienda è molto innovativa e prevede tra l’altro, bottiglie da 0,25 cl, brick e bag in box da 3 litri e si rivolge a clienti di 30/40 anni di età.
Ora per conquistare la fascia di consumatori tra 20 e 30 anni, l’azienda ha deciso di investire in una campagna di comunicazione su Internet e su You Tube.
Andrea Gabbrielli

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