Andrea e Francesco Matrone sono due "vesuviani". Che non vuol dire solo abitare e lavorare alle falde del Vesuvio - a Boscotrecase - ma credere in un terroir che, pur storicamente vocato alla viticoltura, ancora fa fatica a comunicare un'dentità nel panorama enologico italiano. Fare vino sul vulcano significa anche prendersi cura del Vesuvio, un Parco Nazionale troppo spesso oggetto di scempio. Qui il viticoltore diventa anche sentinella e Andrea Matrone, anche enologo della cantina, assicura che le cose stanno cambiando, grazie anche a un consorzio rinnovato nella passione e nelle intenzioni. Solo due etichette, un Lacryma Christi Rosso e un Lacryma Christi Bianco per non più di 10mila bottiglie. Qui parliamo del bianco, da uve Caprettone in prevalenza e una piccola percentuale di Falanghina. Un'annata fresca, anche piuttosto piovosa, che ha dato un vino più da bocca che da naso. Se questo non colpisce per l'intensità dei profumi - ma l'uva Caprettone è piuttosto neutra - è alla beva che racconta il posto da cui proviene: minerale, salato, acidità spiccata, un finale da mandorla amara. Il colore poi ricorda quello della ginestra, un giallo intenso dovuto alla macerazione effettuata con rapidi rimontaggi. Per ora si lavora su due ettari, ma l'azienda vuole crescere e il resto del vigneto verrà piantato ad alberello. Chissà che il Vesuvio non diventi il nuovo Etna...
(Francesca Ciancio)
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