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Cantine Riunite-Giv, Caviro e Antinori top per fatturato, La Marca, Farnese Vini e Ruffino i migliori per crescita, Antinori, Frescobaldi e Santa Margherita i top per redditività: gli atout dell’Indagine sul settore vinicolo di Mediobanca 2018

Italia
Gli atout dell’Indagine sul settore vinicolo di Mediobanca 2018

Cantine Riunite-Giv, con 594 milioni di euro di fatturato nel 2017 (+5,1% sul 2016, di cui 385 milioni del Gruppo Italiano Vini e 226 di Cantine Riunite), Caviro, con 315 milioni di euro (+3,9%) e Antinori, con 221 milioni di euro (+0,4%): ecco le tre realtà del vino italiano al vertice per giro d’affari secondo l’Indagine sul settore vinicolo di Mediobanca (dati dei pre-consuntivi 2017), vertici economici di un settore che segna l’ottavo anno consecutivo di crescita (+6,5% sul 2016), grazie alla buona performance dell’export (+7,7%), ma positiva anche la crescita del mercato interno (+5,2%), con gli spumanti (+9,9%) che, come noto, nel complesso, crescono più dei vini fermi (comunque in crescita del +5,6%).
Tra i big (lo studio analizza i dati delle 155 cantine italiane con un fatturato sopra i 25 milioni di euro, https://goo.gl/36i9ow), seguono Zonin 1821, con un fatturato, secondo Mediobanca, di 201 milioni di euro (+4,2%), Fratelli Martini con 194 (+13,3%), Mezzacorona con 185 (+13,1%), Cavit con 183 (+2,6%), Botter con 180 (+9,5%), Enoitalia con 169 (+14,5%), come Santa Margherita (+7,4%), che chiude la top 10, e poi la divisione vino del Gruppo Campari con 153 milioni di euro (-9,5%) e Italian Wine Brands con 150 milioni di euro (+2,6%), che chiudono la lista delle cantine che hanno un bilancio superiore ai 150 milioni di euro.

Le migliori per crescita del fatturato, invece, con un aumento superiore al 10%, sono La Marca (+30,7%), Farnese Vini (+28%), Ruffino (+15,5%), Enoitalia (+14,5%), Contri (+14,1%), Fratelli Martini (+13,3%) e Mezzacorona (+13,1%).
Sul fronte della quota export, quella che realizza la maggior parte del suo fatturato all’estero è Botter, con una quota del 96%, seguita da Ruffino al 93,3%, Fratelli Martini con l’89,9%, Mondodelvino (85,4%), Zonin con l’85,1%, La Marca e Schenk entrambe all’82,7%, Farnese con l’81,9% e Cavit con l’80%.
A livello di redditività (utile sul fatturato), invece, dominano le cantine toscane e venete, con la migliore performance che è quella di Antinori al 25%, seguita da Frescobaldi al 20,5%, Santa Margherita al 17,2%, da Ruffino al 15,7%, e ancora da Botter (8,6%), Mionetto (5,7%) e Villa Sandi (5,5%). I campionissimi di un’Italia del vino che, nel complesso, dunque cresce, e che è solida, come dimostra anche il rapporto tra debiti finanziari e mezzi propri, che nel 2016 era del 63,4%, il livello più basso degli ultimi 5 anni. In un settore dove aumentano gli occupati (+1,8%) e continuano a crescere gli investimenti (+26,7%), e dove il sentiment è positivo anche per il 2018, visto che il 93% delle cantine prevede una crescita del fatturato (per il 53,5% fino al +5%, per il 22,1% tra il 5% ed il 10%, e per il 17,4% di oltre il 10%).
Interessante anche l’analisi dei canali del mercato del vino. In Italia, la parte del leone la fa la Gdo, dove passa il 38,2% del vino italiano, a cui si aggiunge un 16,8% gestito da grossisti ed intermediari. Il canale Horeca pesa per il 16,5%, mentre la vendita diretta, con i 12,6% del totale, vale di più, ormai, dei enoteche e wine bar, che incidono per l’8,1%.
All’estero, invece, il 74,5% delle vendite avviene attraverso gli importatori, e solo il 9,9% passa per una rete commerciale di proprietà delle cantine.
A livello di mercati stranieri, a crescere di più, nettamente, è stata l’area Asia (+21,1%) sul 2016, che però vale appena il 4,2% delle esportazioni. Per i vini italiani, infatti, i grandi mercati di riferimento restano quelli dell’Unione Europea, che assorbono il 53,4% delle esportazioni (e sono in crescita dell’8,6% sul 2016), e il Nord America, con il 31,9% (ed in crescita del 5,7%).

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