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CHIANTI CLASSICO, NOBILE DI MONTEPULCIANO, ASTI, ACQUI, GAVI E MORELLINO. ECCO I PRIMI SEI CONSORZI AUTORIZZATI DAL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE AD APPLICARE LE NUOVE FUNZIONI DI TUTELA, VIGILANZA E PROMOZIONE “ERGA OMNES” (EX DG 61/2010)

Italia
Erga omnes: il primo consorzio è stato il Chianti Classico. Ma anche altri stanno arrivando ...

A fare da “apripista” è stato il Consorzio del Chianti Classico, primo Consorzio del vino italiano ad applicare operativamente le nuove funzioni di tutela, vigilanza e promozione “erga omnes”, dettate dal decreto legislativo 61 del 2010, che dal 1 ottobre 2011 è stato autorizzato dal Ministero delle politiche Agricole ad diventare, a norma di legge, unico custode e gestore della denominazione e del Chianti Classico.

Nel 2012, si sono aggiunti altri cinque Consorzi, terminando l’iter burocratico per ottenere il via libera dal Ministero: Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio per la tutela dell’Asti, Consorzio Tutela Vini d’Aqui, Consorzio Tutela Gavi e Consorzio tutela Morellino di Scansano.

Un iter lungo che spiega le momentanee assenze di alcuni dei più importanti Consorzi del vino italiano, da quello del Brunello a quello del Barolo, solo per fare un paio d’esempi, e che comporta una procedura interna di modifica dello Statuto da sottoporre al Ministero per le Politiche Agricole, che dopo l’approvazione, emana un decreto ministeriale ad hoc che autorizza le nuove funzioni.

Si stima che prima dell’estate almeno un’altra cinquantina di Consorzi saranno autorizzati e per la fine del 2012 saranno esaurite le pratiche di tutti i Consorzi più importanti, che rispondono alle “specifiche” legislative.

Dal punto di vista normativo, questa novità recepisce le direttive comunitarie che, di fatto, uniformano il settore del vino a quello delle Dop ed Igp dell’agroalimentare, sia nei riguardi delle funzioni dei Consorzi che degli obblighi dei produttori, e deriva dalla possibilità di costituire ed essere riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali un Consorzio di Tutela. Si tratta di una novità introdotta con l’ultima Ocm vino e che trova applicazione nazionale, proprio con il Decreto legislativo 61 del 2010 e successivamente con il Decreto applicativo del 16 dicembre 2010, che regola la rappresentatività e le funzioni “erga omnes” che un Consorzio di Tutela, fatte salve alcune condizioni, può svolgere. Qualora, infatti, i consorzi siano rappresentativi di almeno il 40% dei viticoltori e di almeno il 66% della produzione di competenza dei vigneti iscritti nello schedario viticolo della relativa Dop o Igp, calcolato sulla base del quantitativo certificato negli ultimi due anni, possono svolgere funzioni “erga omnes”, dunque su tutti i soggetti inseriti nel sistema della denominazione. È ancora confermata l’adesione volontaria da parte dei produttori ai Consorzi di Tutela, se il Consorzio ha una rappresentatività pari al 35% dei viticoltori che rivendicano la denominazione e almeno il 51% della produzione certificata, e quest’ultimo può agire esclusivamente nei confronti dei propri associati, oltre ad avere compiti generali propositivi e di tutela della denominazione, nonché di collaborazione con le amministrazioni. Se, invece, il Consorzio ha una rappresentatività pari al 40% dei viticoltori che rivendicano la denominazione e almeno il 66% della produzione certificata - come nel caso del Consorzio del Chianti Classico - allora può gestire l’attività di valorizzazione e di propaganda richiedendo il contributo a tutti gli utilizzatori della denominazione (“erga omnes”). Tra le attività che il Consorzio di Tutela può effettuare sempre in regime di “erga omnes”, c’è anche quella di vigilanza. Queste attività di vigilanza vanno assolutamente distinte dalle attività di controllo. Sono attività svolte nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria e sono svolte sotto il coordinamento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari, vengono esplicate prevalentemente nella fase del commercio e consistono nella verifica che le produzioni certificate rispondano ai requisiti previsti dai disciplinari, e che prodotti similari non ingenerino confusione nei consumatori e non rechino danni alle produzioni Dop e Igp.

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