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COMMERCIO INTERNAZIONALE

Cina, azzerati i dazi sul vino australiano, che ora lancia la sfida al primato della Francia

Non solo commercio, ma anche investimenti e turismo enoico: così Pechino e Canberra sono sempre più vicine
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Cina e Australia, sempre più vicine

Come previsto dal ChAFTA, l’Accordo di libero scambio tra Cina ed Australia entrato in vigore l’1 gennaio 2016, i dazi sul vino australiano, già bassissimi, sono stati totalmente azzerati, spianando così la strada alle esportazioni, del resto già in crescita costante da qualche anno, tanto che nel 2017 hanno toccato gli 808 milioni di dollari, miglior risultato dietro la Francia, a quota 1,05 miliardi di dollari, che, come tutti gli altri Paesi europei, continuerà a pagare la tassa di importazione del 14%. L’Italia, per capire gli ordini di grandezza, è lontana, con 161 milioni di dollari di vino spedito a Pechino nel 2017, ed il solco è destinato ad allargarsi. Non solo a causa, o per merito, in base al punto di vista che si assume, dell’azzeramento dei dazi, ma anche per la vicinanza geografica tra i due Paesi, sempre più legati dal punto di vista dell’economia enoica, come dimostrano i tanti investimenti cinesi tra i filari australiani, tanto che il Paese dei canguri, ormai, è diventato più “attraente” di Bordeaux, dove gli Chateaux passati in mano cinese, in pochi anni, sono stati quasi 150. Come ricorda il portale inglese “The Drinks Business”, dalle principali cantine cinesi Changyu Pioneers agli investitori privati, parla cinese già il 10% dei vigneti nella Barossa Valley, e va forte anche il turismo del vino, come aveva raccontato a WineNews Andreas Clark, Ceo di Wine Australia, l’agenzia governativa che si occupa della promozione e della ricerca del vino australiano.

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