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Da gestione del vigneto ai processi di vinificazione e certificazione, alla comunicazione della cantina, “l’Internet of Things” (IoT) conquista il vino. A raccontarlo Valoritalia & Federdoc

Italia
Da gestione del vigneto ai processi di vinificazione e certificazione, alla comunicazione della cantina, l’Internet of Things conquista il vino

Dalla gestione del vigneto ai processi di vinificazione e certificazione, fino alla comunicazione della cantina, “l’Internet of Things” (IoT), ormai diffuso nella vita quotidiana di ognuno di noi (ed il cui business è stimato in 3.000 miliardi di dollari nel mondo che saranno toccati nel 2020, si fa sempre più spazio anche nella filiera del vino. Come raccontano i tanti casi di studio presentati da Valoritalia, il più importante ente di certificazione del vino italiano (“timbra” il 70% del vino a denominazione di origine ed indicazione geografica, ndr), guidato dall’ad Giuseppe Liberatore, e da Federdoc, la federazione dei Consorzi del vino guidata da Riccardo Ricci Curbastro, inseriti nel progetto Internet of Food & Farm 2020 (IoF2020), finanziato dal programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea, con un costo complessivo di 35 milioni di euro, di cui 30 milioni di finanziamento pubblico, con più di 70 partner da 14 Paesi Ue, e che coinvolge tutti gli attori della filiera alimentare.
“Con questo progetto - spiega Matteo Balderacchi di Valoritalia - potremmo superare l’era dei fascicoli cartacei e delle misurazioni manuali, dotando l’ispettore di strumenti hi-tech costantemente connessi con il Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), e con i sensori posizionati in cantina, in modo da consultare immediatamente i fascicoli, avere una mappatura precisa della cantina e conoscere tutte le informazioni necessarie per verificare la tracciabilità delle partite”.
Ma non solo: con la realtà virtuale, per esempio, sarà possibile migliorare il processo di formazione, perché questo sistema consente di fare visite guidate in cantina e di avere a disposizione tutte le tipologie di vasche e barrique, rimanendo fisicamente in ufficio e consentendo quindi un notevole risparmio di tempo e denaro.
“Pensiamo che la realtà aumentata e virtuale - aggiunge Balderacchi - rappresentino un binomio strategico anche per le aziende, in quanto strumenti utili per esempio per gli agronomi, che possono interrogare la stazione meteo e sapere quando è piovuto, per il commerciale, che può consultare le giacenze di magazzino anche da remoto e in tempo reale, per l’enologo, che può interrogare i sensori delle vasche per conoscere volume e temperatura. In futuro, non è escluso che la ricostruzione virtuale della cantina, quindi un ambiente tridimensionale che può essere esplorato e con cui è possibile interagire usando visori, guanti e auricolari, possa consentire a buyer, importatori e consumatori di camminare nel vigneto, visitare l’azienda, scegliere i vini da degustare e sedersi in cantina, da remoto”.
Sono invece nuovi sistemi tecnologici per migliorare l’analisi del vino durante la vinificazione e il controllo della temperatura nel trasporto, quelli sviluppati dal cluster di aziende italiane formato da Vinidea e Isvea per il progetto IoT per la gestione del vigneto, dei processi di vinificazione e come controllo nelle fasi di trasporto. Un’innovazione che, nell’ultimo caso, prevede un test di laboratorio in grado di determinare la specifica sensibilità alle elevate temperature di trasporto e stoccaggio per ogni lotto di vino e un dispositivo ad uso singolo, da inserire in un cartone all’atto della spedizione, capace di registrare continuamente la temperatura e inviare autonomamente i dati al mittente del carico senza richiedere nessun intervento umano.
“Per la vinificazione - spiega Gianni Trioli di Vinidea - stiamo sviluppando un sistema in grado di effettuare controlli analitici molto frequenti, cosa che gli attuali sistemi non permettono, che prevedono una lettura dello spettro infrarosso del vino in cantina, l’invio dei dati grezzi al Cloud e il ritorno dei dati analitici necessari in tempo reale”.
Guarda infine all’implementazione delle tecnologie IoT nella gestione della produzione dell’uva da tavola il caso studio elaborato da un’esperienza italiana (uva da tavola in biologico) e una greca (uva da tavola in integrato), sotto la responsabilità dell’International Centre for Advanced Mediterranean Studies di Bari.
“Alla base del progetto - precisa Vincenzo Verrastro - un prototipo di Dss (Decision Support System) in grado di adattarsi con velocità ad ogni cambiamento climatico e fisiologico del “sistema vigneto da tavola”, attraverso stazioni metereologiche di alta precisione, e di fornire le più importanti informazioni al produttore, come la tempistica delle irrigazioni e il corretto utilizzo dell’acqua, nonché il controllo dell’evoluzione della maturazione del prodotto fresco durante la sua fase di commercializzazione, attraverso l’uso combinato di atmosfera controllata e etichette innovative in grado garantire gli scambi gassosi tra interno ed esterno”.
Tre case history che raccontano un processo molto più ampio, che dice chiaro di come il futuro del vino, come quello di ogni altro settore, passi sempre di più dall’innovazione al servizio della filiera.

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