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DIRITTI DI IMPIANTO DEI VIGNETI: LA PRIMA RIUNIONE DEL “GRUPPO DI ALTO LIVELLO” PROPONE “RACCOMANDAZIONI” A COMMISIONE UE, MA PER EFOW (FEDERAZIONE EUROPEA DEI VINI DI ORIGINE) SERVONO RISPOSTE CONCRETE GIÀ NELLA PAC

Il “gruppo di alto livello” deve dare risposte concrete al problema della liberalizzazione dei diritti d’impianto dei vigneti e non soltanto semplici “raccomandazioni”. Lo chiede Efow (Federazione Europea dei Vini d’Origine), dopo l’esito della prima riunione (19 aprile) del gruppo, voluto dal Commissario Europeo all’Agricoltura Ciolos, in risposta al parere negativo sulla liberalizzazione di 15 Stati membri e al voto del Parlamento europeo, anch’esso negativo, sul provvedimento contenuto nell’Ocm vino.

La prima riunione sembra comunque aver fornito un esito positivo e le prospettive sembrano buone, tuttavia le resistenze sono ancora notevoli e la discussione in corso lo dimostra.

Contrariamente a quanto è avvenuto per il settore latte (con un analogo gruppo di riflessione), nessun mandato concreto è stato assegnato a quello che si sta occupando dei diritti di impianto. La Commissione vuole al momento semplicemente arricchire le sue conoscenze sulla questione e si aspetta quindi di ricevere soltanto “raccomandazioni” da qui alla fine dell’anno 2012, e non certo una proposta legislativa come invece è avvenuto per il latte.

Ma per Riccardo Ricci Curbastro, presidente Efow, presente alla prima riunione e membro del “gruppo di alto livello”, c’è, invece, la necessità di “essere costruttivi, credendo nel nostro impegno e con la forza dei nostri numeri di rappresentatività, ben oltre l’80% della produzione vitivinicola a Do europea” e, pertanto, l’Efow farà “delle proposte precise in questo gruppo. La Commissione non deve accontentarsi di semplici raccomandazioni, dovrà dare risposte concrete a breve termine, e cioè già all’interno della Pac”.

Il Commissario Ciolos ha considerato “semplicistici e politici” i comportamenti e le iniziative sinora tenute dalla filiera, il che si scontra con quanto, invece, i rappresentanti di categoria hanno voluto sottolineare alla Commissione, che deve dare prova di ascolto e di rispetto, nel momento stesso in cui 15 Stati membri (99% della produzione viticola europea) ed il Parlamento europeo hanno espresso posizioni condivise sull’avvenire del settore, rispondendo alle inquietudini con proposte adeguate. La filiera europea dei vini a Do è favorevole al mantenimento del sistema attuale di regolazione della produzione per tutti gli Stati membri e per tutte le categorie di vini, ed auspica, infatti, che la soluzione venga trovata nella nuova Pac.

I produttori dei vini a denominazione di origine non condividono l’analisi economica portata avanti dalla Commissione nei lavori del gruppo. Un’analisi scritta dalla Commissione nel 2008 (quando è nata la nuova Ocm vino), che considerava l’Australia come modello di organizzazione produttiva ma che oggi, in una situazione di forte squilibrio dovuto proprio alle liberalizzazioni sfrenate degli impianti che, a sua volta, hanno originato nel Paese dei canguri una “corsa” alle estirpazioni, risulta decisamente sbagliata. Bernard Farges, vice presidente Efow, liquida come una “follia” il fatto che “nel momento in cui l’Unione europea ha appena speso somme ingenti per l’estirpazione di 150 mila ettari, la Commissione vuole liberalizzare totalmente l’impianto di nuovi vigneti su tutto il territorio comunitario”.

“La liberalizzazione totale degli impianti così come il divieto assoluto di nuovi impianti non sono delle buone soluzioni per il comparto - ha osservato Ricci Curbastro - Abbiamo bisogno di perseguire le nostre politiche di sviluppo in un quadro equilibrato ed in condizioni di concorrenza legittima tra i vari Stati membri. Il dibattito sui diritti di impianto va ben al di là dei soli interessi di natura economica del settore: c’è il problema della gestione del territorio, della salvaguardia e della valorizzazione del paesaggio, della qualità e della diversità, della cultura e del tessuto sociale locale estremamente ricco e variegato. Chiediamo alla Commissione di avere capacità di ascolto e ambizioni”.

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