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EDITORIALE

Etna, una denominazione in salute

C’è fermento alle pendici dell’Etna, non solo per la conclusione del mandato dell’attuale CdA e per il varo di alcune modifiche al Disciplinare di Produzione, ma anche, ed è forse il fatto più importante, per i lusinghieri numeri che arrivano dopo la delicata fase pandemica. I dati del Consorzio di Tutela dei Vini Etna Doc, relativi agli imbottigliamenti del primo semestre 2021, registrano, infatti, un deciso incremento sullo stesso periodo del 2020 e, soprattutto, sono tornati in linea con gli anni precedenti l’inizio della pandemia. Nel primo semestre 2021 gli ettolitri imbottigliati a Etna Doc sono stati pari a 18.693, +19% sullo stesso periodo 2020. Un dato sostanzialmente identico a quello del primo semestre 2019, un anno già molto positivo che fece segnare alla fine una crescita importante. Segnali molto incoraggianti, che vanno a braccetto con il risveglio del turismo e del canale Horeca, il principale punto di riferimento per i vini dell’Etna, consentendo di riprendere a pieno ritmo l’imbottigliamento di un po’ tutte le tipologie della denominazione. Anche l’export, che per l’Etna Doc rappresenta in media il 60%, sta mandando segnali incoraggianti. Insomma, una ripartenza che conferma la vivacità e l’interesse che da anni circonda i vini etnei e che anche la pandemia, nonostante le grandi difficoltà che, anche a queste latitudini, le cantine hanno dovuto affrontare, non ha creato condizioni preoccupanti. Nel 2020 sono state 4 milioni le bottiglie di Etna Doc, con una diminuzione dell’8%, mentre al contempo si è verificato un aumento sia del numero dei viticoltori, saliti a 383, sia di quello degli imbottigliatori, giunto a 144 unità.

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