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LA GRIFFE

Giuseppe Quintarelli, Docg Amarone della Valpolicella Classico 2011

Vendemmia: 2011
Uvaggio: Corvina, Corvinone Rondinella
Bottiglie prodotte: 12.000
Prezzo allo scaffale: € 235,00
Azienda: Azienda Agricola Quintarelli Giuseppe
Proprietà: Fiorenza Quintarelli
Enologo: staff tecnico aziendale
Territorio: Valpolicella

Se c'è una parola che definisce la famiglia Quintarelli è “riservatezza”. L'azienda stessa si raggiunge percorrendo una strada stretta, che sale sinuosa sul fianco orientale della valle di Negrar: mancare il cancello giusto è un attimo. Riservate sono le parole: tutte misurate a raccontare la storia di una famiglia che ha segnato la Valpolicella e i suoi vini in modo unico e irripetibile, tanto da diventare un riferimento costante per i produttori stessi e per il mondo intero, quando si parla di Amarone. Riservati sono i silenzi di Fiorenza (figlia) e Francesco (nipote), che mostrano tutto, pazienti ed orgogliosi, innescando lentamente una profonda conversazione sulle loro origini che risalgono al 1924: l'attaccamento alla famiglia, le vecchie etichette dedicate, le botti intarsiate, i lavori di ampliamento della cantina per riuscire finalmente ad avere tutto vicino e seguito, il fortissimo legame ventennale di Beppe con l'enologo Roberto Ferrarini. Riservate sono le loro domande quando chiedono un confronto sulle scelte fin qui fatte, anche commerciali: perché l'intento è quello di mantenere saldo il rapporto diretto con l'acquirente privato, ma i rischi di contraffazione sono alti, soprattutto per bottiglie prestigiose come le loro; ne sono consapevoli e cercano soluzioni. Riservata è la cantina: tutta in penombra, pulita ed accogliente, attraversata dalla musica e attorniata da decine e decine di bottiglie minuziosamente incartate dai fogli del giornale veronese l'Arena, per proteggerne le etichette. Persino nelle foto, che gentilmente concedono, traspaiono i loro sorrisi riservati. Eppure l'accoglienza è genuina e totale: nel rispondere alle domande, nel mostrare le foto, nell'ammettere che preferiscono stare a casa, piuttosto che in giro per il mondo, nel ricordare l'amicizia con un altro grande vignaiolo riservato, Gianfranco Soldera (il cui Brunello 1983, bevuto il giorno della sua dipartita, siede fra le bottiglie speciali di famiglia). “E perché dovremmo cambiare?” è la risposta che danno, metafora di una ricetta che funziona e che si tengono stretta: 11 gli ettari vitati, di cui 8 a Marano, in Valgatara e a San Giorgio; la tradizionale pergola doppia o singola per i vitigni autoctoni, guyot per gli internazionali; le 60.000 bottiglie prodotte ogni anno; le etichette che riprendono la calligrafia del mitico Giorgio Gioco, anima del ristorante 12 Apostoli. Il vino invece no, non è affatto riservato, non serve (più). Come l'Amarone 2011: 16,5° perfettamente integrati in un sorso fruttato, ampio e freschissimo, certamente dolce, ma moderato da un'anima balsamica di alloro e di liquirizia, da una misurata sapidità che dà sostanza e da una leggera nota ammandorlata finale. Eccolo, il loro atto liberatorio.

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