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I destini incrociati del centro nevralgico dell’Europa: leggero calo nei primi 6 mesi 2017 delle importazioni enoiche in Germania, i cui vini “salvano” i numeri del Belgio, mentre l’Olanda segna un vero e proprio crollo

Il cuore pulsante dell’Europa, almeno da un punto di vista economico e politico, non è più il Mediterraneo. Oggi il centro nevralgico si è spostato più a nord, su quella direttrice che va da Bruxelles a Francoforte per cui passano, volenti o nolenti, i destini di tutti. Anche del vino. Perché la Germania è il primo importatore mondiale per volumi ed il terzo per valore, nonostante la lieve flessione mostrata nei primi 6 mesi dell’anno. Periodo in cui le spedizioni verso Berlino sono calate, nel complesso, dell’1% in volume, a 723,3 milioni di litri, e dello 0,5% in valore, a 1,15 miliardi di euro. A crescere, leggermente, è solo l’Italia, che consolida così il suo primato sia in valore che in volume, mentre la Spagna, seconda per volumi, perde il 2,6%, nonostante la crescita imperiosa (+50%) delle sue bollicine, che superano persino quelle tricolori, con la Francia che lascia sul campo il 5,2% in valore. Insieme, i tre big del vino mondiale, rappresentano il 77% degli acquisti enoici tedeschi, come raccontano gli ultimi dati dell’Observatorio Español del Mercado del Vino (www.oemv.es).
Dinamiche, quelle tedesche, strettamente legate al mercato dei consumi di vino in Belgio, dove sono proprio i vini della Germania ad evitare, almeno numericamente, il crollo verticale delle importazioni di Bruxelles, che nei primi 6 mesi 2017 hanno raggiunto, complessivamente, i 143,7 milioni di litri (+0,5%), pari a 408,2 milioni di euro (+0,6%), per un prezzo medio di 2,84 euro al litro. La Germania è stata capace di crescere del 30% in volume e del 40% in valore, su un mercato che, per ragioni essenzialmente geografiche, è da sempre legato alla Francia, leader in arretramento, seguita dalla Spagna, Tra le diverse tipologie, cresce solo l’imbottigliato, che rappresenta il 61% dei volumi ed il 68% dei valori importati, con gli spumanti e gli sfusi in caduta.
Infine, nella vicina Olanda, dove nel 2018 avrà la sua nuova sede l’Agenzia Europea del Farmaco, le cose vanno decisamente peggio. Ancora nei primi 6 mesi 2017, le importazioni sono calate del 9,7% in volume, a 170,7 milioni di litri, e dell’8,1% in valore, a 412,3 milioni di euro, per un prezzo medio di 2,42 euro al litro. Un crollo che non risparmia alcuna tipologie, eccetto gli spumanti, che pur arretrando in volume hanno guadagnato qualcosa nei valori, mentre l’imbottigliato fermo rappresenta ancora l’83% dei volumi e l’87% dei valori di tutto il vino importato. Male la Francia, ma anche l’Italia e la Spagna, con la Germania che, anche qui, guadagna quote e diventa il secondo partner enoico dell’Olanda per volumi. Che sia l’effetto di una centralità sempre più evidente della ProWein tra le fiere del settore?

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