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Icqrf, sul web e all’estero, da Alibaba a eBay, dalla Moldavia agli Usa, il Prosecco è il prodotto più “minacciato”. Nel solo 2017 è stato al centro di 229 casi di usurpazione ed evocazione del marchio. Nel mirino anche Asti, Chianti e Amarone

Il comparto vino è senza dubbio il più controllato, e quindi il più tutelato, tra tutti i settori produttivi dell’agroalimentare italiano: dei 53.733 controlli fatti nel 2017 dall’Icqrf, ben 17.527 hanno riguardato il mondo enoico. Il motivo è facilmente immaginabile, si tratta di uno dei prodotti più remunerativi ed imitati del made in Italy, e lo dimostra anche il ben poco piacevole primato del Prosecco: tra il 2014 ed il 2017, sono ben 749 i casi in cui l’Icqrf, sul web o all’estero, è dovuto intervenire per contrastare casi di usurpazione ed evocazione di quella che, con ogni probabilità, è la Denominazione d’Origine italiana più imitata al mondo. Di questi casi, ben 227 sono stati riscontrati sul web, con le 30 milioni di lattine di Prosecco rosato messe in vendita su Alibaba che rappresentano forse la cifra migliore del fenomeno. Al terzo posto, tra i prodotti finiti nel mirino della Repressione Frodi, ci sono invece i famigerati Wine Kit, al centro di 281 casi (31 sul web, dove deflagrò lo scontro tra Belpaese e eBay), mentre l’Asti è finito sotto minaccia almeno 58 volte: in Ucraina e Moldavia veniva tranquillamente commercializzato il “Moscato d’Astri”, evocante (a dir poco) la denominazione protetta Asti.

Alla posizione n. 19 dei prodotti del made in Italy più minacciati sul web ed all’estero, dietro al Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico di Modena e Prosciutto di Parma, c’è il Barolo, con 12 casi, al n. 25 il Chianti, con 9 interventi dell’Icqrf, e al n. 27 l’Amarone, con 8 casi. Stringendo la statistica al solo 2017, il Prosecco resta comunque in cima ai prodotti a Denominazione più coinvolti in casi di imitazione, evocazione o usurpazione del nome, con 229 casi, quindi, rimanendo nella galassia del vino, ci sono Asti (58) e Chianti (7).
Un lavoro, quello dell’Icqrf, che ha portato anche al blocco delle vendite di Prosecco sulle piattaforme web in 46 casi, di cui 24 su eBay, 20 su Amazon e 2 su Alibaba. Del totale degli interventi come Organismo di contatto del settore vitivinicolo, l’azione dell’Icqrf, nel 2017, conta un totale di 250 casi all’estero: di questi, 178 riguardano il Prosecco, e coinvolgono Regno Unito, Germania, Austria, Romania, Irlanda, Polonia, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Bulgaria, Danimarca, Slovenia, Ungheria, 6 il Chianti (Regno Unito), 1 l’Emilia (Spagna) ed uno il Lambrusco (Spagna). Fuori dalla Ue, l’Asti, come detto, ha avuto problemi in Ucraina e Moldavia (58 casi), il Prosecco in Svizzera, Usa e Moldova (5 soli casi) ed il Chianti, in un singolo caso, in Usa.

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